Il Museo di Capodimonte fino a pochi mesi fa sede della Soprintedenza, ora a Sant'Elmo. Sul «Codice» voci di protesta. Critici Spinosa, Guglielmo e Donatone, favorevole De Negri (Archivio di Stato) SARÀ presentato questa mattina, ma le polemiche son sorte subito, al varo in Consiglio dei ministri, il 16 gennaio scorso, del «Codice dei Beni culturali e del Paesaggio»: nell'imminenza della presentazione - oggi alle 12 a Roma da parte del ministro Urbani con l'intervento di Sabino Cassese e Salvatore Settis - le perplessità, le contrarietà si sono rifatte vive. Aumento di lavoro contestualmente alla carenza di organici, rischio di soppressione per alcune Soprintendenze (Pompei tra queste) e -peggio, e più ancora - rischio di alienazione (leggi: vendita) di alcuni edifici monumentali: attorno a questi tre punti si arroccano le ragioni di quanti non apprezzano il "Codice" di Urbani, che tra i suoi commi conterrebbe - dicono i critici più allarmati - le condizioni per una sanatoria programmata di abusi, perpetrati e perpetrabili, e per peggiorare lo stato della tutela e della conservazione dei beni culturali e paesaggistici. Esattamente il contrario di quanto afferma Urbani. È, quello della vendita, uno dei punti-cardine della protesta, della polemica. Le Soprintendenze devono dare un parere, entro 120 giorni, alla richiesta di alienazione di un immobile di pregio storico-monumentale (è il caso, a Napoli, della ex Manifattura Tabacchi a via Galileo Ferraris: in un primo momento nell'elenco c'era - pare - anche la Certosa di San Martino...) ma dagli uffici territoriali di chi ha la responsabilità del patrimonio museale non è uscita una voce favorevole a questa normativa, che prevede la "tagliola" del silenzio-assenso: se non ci sarà il parere, equivarrà ad un "sì" e il monumento (certo, non il Colosseo...) passerà ai privati. Contro questo aspetto, e altri passaggi del "Codice", si è più volte espresso il soprintendente per il Polo museale di Napoli, Nicola Spinosa: «Abbiamo pochissimo personale, come è pensabile in queste condizioni di poter rispondere alle richieste d'acquisto? Il rischio di dare via libera alle alienazioni, stando così le cose, è altissimo...». E il suo collega di Palazzo reale (Beni ambientali, architettonici, artistici, storici, paesaggistici) Enrico Guglielmo, concorda: «II "Codice" ci carica di compiti e impegni, ma contestualmente assistiamo ad un depauperamento delle risorse umane e finanziarie, invece che ad un potenziamento delle stesse... Sul fronte paesistico, poi, la nuova normativa priva le Soprintendenze del parere di annullamento: dall'entrata in vigore del "Codice", sabato, questo parere diventerà non vincolante, un sindaco potrà andare avanti nella redazione dei piani paesistici anche in difformità di quanto sosterranno le Soprintendenze... Certo, potremo ricorrere al Tar, ma a che cosa servirà?». «Ma quale attendibilità può avere la legge di un ministro che dipende totalmente da Tremonti?» si chiede con la consueta vis polemica il presidente della sezione napoletana di Italia Nostra, Guido Donatone. Che continua: «A livello nazionale prepareremo un documento per esprimere tutta la nostra contrarietà al "Codice" che comporta molti e seri rischi per il patrimonio artistico e paesaggistico nazionale: tra questi, per limitarci alla Campania, il passaggio alle Regioni di alcuni beni come la Reggia di Caserta, il che vuol dire che sarà l'assessore il responsabile delle decisioni. E il soprintendente che fa, il funzionario dell'assessorato? Le Soprintendenze, poi, vengono incaricate di un lavoro di catalogazione impensabile per quantità assoluta e ancor di più in relazione alle carenze d'organico più volte lamentate. Quanto al coinvolgimento dei privati, Italia Nostra non può che manifestare grandi perplessità per un'apertura senza regole nella gestione dei beni culturali. In definitiva, per noi il "Codice" non assicura garanzie di tutela né ai monumenti né al paesaggio, siamo preoccupati per la possibilità di vendita di edifici storici che il "Codice" contempla». Tra tante voci di dissenso, c'è chi guarda con fiducia alle nuove norme. «Nel settore di cui ho competenza - spiega Felicita De Negri, direttrice dell'Archivio di Stato - il "Codice" è da accogliere positivamente perché finalmente i beni archivistici vengono considerati beni culturali: mi sembra, questo, un aspetto importante, gli Archivi dovrebbero essere valorizzati e tutelati dalla nuova normativa. Certo, ci sono aspetti da capire meglio... Il lavoro aumenterà? La catalogazione in parte è già partita, ad ogni modo noi siamo pieni di buona volontà».
LA POLEMICA: Fa discutere la normativa su beni culturali e paesaggio firmata dal ministro Urbani e presentata oggi a Roma
Il Museo di Capodimonte è stato sede della Soprintendenza per i Beni culturali e del Paesaggio, ora trasferita a Sant'Elmo. Il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, presentato in Consiglio dei ministri il 16 gennaio scorso, ha suscitato polemiche. I critici sostengono che la normativa prevede l'aumento del lavoro per le Soprintendenze, il rischio di soppressione per alcune Soprintendenze e la vendita di edifici monumentali. Il soprintendente Nicola Spinosa e il collega Enrico Guglielmo hanno espresso le loro preoccupazioni.
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