Controtendenza a Torino in tempi di crisi «Qui spegniamo la luce, risparmiamo sulle fotocopie e le stampanti, sulle conferenze e le audizioni discografiche. Ma gli spettacoli non si toccano». In controtendenza con il mood generale di enti lirici e teatri di prosa, che in questi tempi di crisi tagliano titoli e allestimenti, il sovrintendente del Regio di Torino, Walter Vergnano, annuncia una stagione allinsegna dellottimismo ("Lopera vincerà", sintitola) e della massima produttività. «Produrre opera lirica è il core business dellazienda Teatro Regio - dice - e noi restiamo fedeli a questo impegno. Non sarà per i tagli al Fus che rinunceremo alle grandi regie. Puntiamo sulle coproduzioni, con nuovi allestimenti che coinvolgono tre, anche quattro teatri internazionali. Un modo per distribuire i costi e far circuitare gli spettacoli». Basta con la Turandot nuda, lAida in forma di concerto. La stagione "a risparmio" non funziona. «La domanda è grande, il Regio è sempre pieno. Con gli incassi dei grandi allestimenti ci autoproduciamo», spiega Vergnano. «Il teatro deve restare aperto il più possibile - conferma il direttore musicale Gianandrea Noseda - Come il Met, come il Covent Garden. Crediamo nel modello misto, stagione e repertorio». Undici i titoli della stagione 2009-2010, di cui sei nuovi allestimenti. Tra questi la Traviata inaugurale, debutto il 14 ottobre, regia di Laurent Pelly, dirige Noseda, coprodotto con lOpera di Santa Fe, il Tancredi di Rossini (coproduzione con Madrid, Barcellona e Siviglia) con Kristijan Järvi sul podio, regia di Yannis Kokkos, lIdomeneo mozartiano, coproduzione tutta italiana con il Comunale di Bologna e il Carlo Felice di Genova, dirige Tomas Netopil, regia di Davide Livermore. Ancora un Verdi, la Luisa Miller, che il Regio produce con Parma e Modena, e il raffinatissimo Manfred di Schumann, in sinergia con lo Stabile di Mario Martone.