Viaggio nelle stanze che ospiteranno il quartier generale dellEsposizione finito nel mirino La Soprintendenza non cè più, il lungo restauro è finito, il parquet splende sotto le volte Gli operai al lavoro: "Tutto nuovo, nessun risparmio" Uffici nobili, quelli pronti a Palazzo Reale. Appena attrezzati di fibra ottica in attesa di essere collegata ai computer. Ha minacciato di dimettersi, lamministratore delegato della società incaricata di organizzare Expo 2015, di fronte a chi contestava quella come sede della spa. E che Stanca si sia innamorato delle stanze non è difficile crederlo. Lungo i corridoi, già puliti come se qualcuno ci abitasse, si aprono stanze luminose con soffitti alti e triple entrate. In cortile, dove ancora sono posteggiate le carriole e posati i secchi di stucco degli operai, gli archi creano ombre morbide. E poi cè la vista sul Duomo, privilegio che volle per sé Bettino Craxi, che dallaltra parte della piazza aveva il suo ufficio milanese negli anni ruggenti. «Non ho mai visto un posto così bello in tutta la mia vita, ne sono sicuro - dice Tarib, egiziano, operaio alle prese con limpianto elettrico - ho girato tanto, ma qui è speciale». Tarib ha lavorato anche a Roma e Firenze, dando nuovo smalto ai palazzi del potere e alle sedi delle banche. Ma non ha dubbi: «Qui è diverso, è tutto nuovo, nessuno ha risparmiato. È un lavoro fatto così», e per rendere lidea schiocca un bacio allaria. La consegna al Comune degli uffici a Palazzo Reale, che un tempo ospitavano la sede della Soprintendenza ai Beni architettonici, era prevista per il 30 marzo scorso dopo un restauro durato anni. Formalmente la restituzione di parti delledificio da parte delle imprese è avvenuta, ma solo sulla carta. Palazzo Marino non ha infatti ancora trasferito una scrivania, aspettando di trovare una destinazione definitiva. E così gli ultimi ritocchi si fanno con calma, visto che il committente non mette fretta. «Stiamo facendo piccoli interventi - dice un operaio italiano, alle prese con lascensore - il restauro di fatto è finito. E che restauro: da un punto di vista della tecnologia ledificio è come una Ferrari». La parte di Palazzo Reale che dovrebbe ospitare le stanze dei bottoni di Expo è lala sinistra, confinante con la sede dellArcivescovado. La richiesta iniziale di Stanca era che gli fossero assegnati tutti i 2.300 metri quadri dellala, divisi su due livelli più il piano terra. Ma dopo le polemiche, ora il sindaco propone di restringere: a Palazzo Reale resterà solo la sede di rappresentanza, gli uffici operativi finiranno altrove. Probabilmente «decentrati», verso quella periferia che a Stanca non piace perché troppo scomoda da un punto di vista logistico. Quello che resta, dopo la dieta imposta dalla Lega, è comunque tanto. Al piano nobile è tutto pronto: le luci applique di buon design ai muri e le lampade incassate nei controsoffitti dei bagni, semplici ma perfetti nei loro colori chiari. Ci sono già i server, grosse scatole nere piene di circuiti che serviranno a mettere in rete i personal computer, quando arriveranno. Resta poi da capire cosa si farà negli spazi che al momento sembrerebbero negati al nuovo patron di Expo. «Noi abbiamo praticamente finito», dicono gli operai. Al piano terra è tutto pronto, a parte un piccolo ufficio che le imprese edili usano anche come magazzino. «Scusate il disordine - ripetono a chi varca la piccola porta in legno che si apre nel portone antico - qui abbiamo lasciato la nostra roba, ma ci prepariamo a sloggiare». Lo sanno anche loro: la vista di cazzuole e calce mal si sposa con la nuova, nobile sede di rappresentanza.