Lassessore Nicola Laforgia delinea il futuro della struttura in stile liberty chiusa nel 1980 La facciata ormai è completamente scoperta. Nel giro di un mese spariranno il resto delle impalcature. Il teatro Margherita, almeno allesterno, è come nuovo. La ditta che si era aggiudicata il secondo lotto dei lavori ha terminato il consolidamento statico, il restauro e laffresco della cupola e in questi giorni sta lavorando alle ultime finiture. Tutti i baresi potranno ora apprezzare il lavoro fatto, visto che il teatro aprirà (seppur soltanto temporaneamente) il 30 maggio quando sarà inaugurata una mostra darte moderna organizzata dalluniversità Lum. Per poter riaprire al pubblico, però, cè bisogno dellultima fase dei lavori per la quale la Soprintendenza ha appena bandito una gara in project financing: costo delloperazione 22 milioni di euro. Nella prima fase del procedimento lunica azienda che aveva dimostrato interesse era lArthesia, ditta di Caserta nata due anni fa appena e con unesperienza molto limitata, anche se nella ragione sociale dice di essere in grado di fare praticamente tutto dalla costruzione degli acquedotti alla gestione dei teatri. LArthesia è controllata dalla Vega, società in mano della famiglia Giarola (Marina, 35enne e Leone, 73) e dellarchitetto napoletano Antonio Gallitelli. Il loro progetto non convince però gli operatori culturali baresi. E non solo. Augusto Masiello del Kismet è chiarissimo: «In quella gara ci sono due possibilità: o va deserta oppure cè qualcosa di strano. Per ammortizzare un investimento di 22 milioni di euro, gestendo il teatro in 30 anni, bisogna guadagnare almeno 6-700mila euro allanno. Tenendo poi conto che si tratta di un investimento a lunghissimo termine. Con il teatro non si campa, tanto che loro non hanno contattato nessun teatrante né nazionale né estero. Non ce la fai nemmeno realizzando un piccolo ristorante o un bar. O stravolgi tutto, ma allora bisogna fermarli oppure cè una strana speculazione». «Noi sicuramente vigileremo» spiega lassessore alla Cultura, Nicola Laforgia. «Per noi il Margherita deve essere un luogo dedicato alle arti visive e contemporanee, non soltanto un teatro ma un contenitore culturale aperto 24 ore su 24».