Dopodomani, primo maggio, entra in vigore il nuovo codice dei beni culturali. Oggi il ministro Giuliano Urbani ne riferisce in una conferenza stampa, tutta difensiva, anticipata da un'intervista comparsa ieri sul Corriere della sera (Mariolina Iossa, «"Demanio da socialismo reale, lo Stato si ritiri"». Il ministro si lamenta: non ha soldi per le opere d'arte, il patrimonio immobiliare è in sfacelo, non restano che le dismissioni eo la valorizzazione con l'intervento dei privati. Il ministro, lord protettore delle bellezze italiche, si consegna così - mani e piedi legati - alle scelte del suo collega dell'Economia, Giulio Tremonti, insensibile alle bellezze, deciso a fare cassa di tutto. Al centro del sistema di dismissioni, vi è un banale sistema di silenzio-assenso previsto all'articolo 12 del codice che ha per titolo: «Verifica dell'interesse culturale». Ove l'interesse non sussista, si può vendere. Per i beni sono previsti elenchi, anzi, elenchi dei beni «con schede descrittive»; le amministrazioni (per esempio le sovrintendenze regionali) sono tenute a rispondere nei termini di 120 giorni e in modo motivato alle richieste di vendita. Il silenzio, come è noto, sarà ritenuto un assenso. Non solo le schede descrittive, sulle quali il codice all'articolo 12 si dilunga (precisando una serie di specifiche in una serie di decreti) non esistono, ma ovviamente non esistono neppure gli elenchi dei beni culturali: né dei beni da dismettere, né dei beni da tenere. In sostanza non esiste niente: non elenchi, non schede, non decreti validi. Esistono solo le opere; questo almeno è indubitabile. Il ministro ha messo in campo l'ennesima furbizia. Mancando l'anagrafe dei beni, il tempo per fare le verifiche nelle sovrintendenze, la possibilità di rispondere in 120 giorni, anche per l'accumulo di casi, il ministro riteneva di avere mano libera e forse anche di poter cartolarizzare in anticipo ogni ricchezza culturale. Italia Nostra ritiene fortemente che questo non avverrà. L'associazione ambientalista infatti ha presentato in una conferenza stampa la sua obiezione. A un ministro spaesato (Urbani), a un altro (Tremonti) che forse non venderà il Colosseo, pur trovando insensata l'impossibilità, Italia nostra oppone la decadenza del silenzio assenso, motore immobile della faccenda. Tutto parte dal procedimento di verifica dei beni. Esso è regolato dall'articolo 27 della legge 3262003. E' previsto un doppio regime: transitorio o di prima applicazione e poi stabile. «Nel regime transitorio l'agenzia del demanio deve trasmettere entro 30 giorni dall'emanazione del decreto ministeriale, concertato tra il ministero dei beni culturali e l'agenzia del demanio, l'elenco dei beni immobili di cui si vuole verificare l'interesse storico, artistico e culturale». il decreto è datato 6 febbraio e l'agenzia avrebbe dovuto inviare alle sovrintendenze regionali l'elenco entro il 7 marzo 2004. «Cosa che non è avvenuta». Se invece che dell'emanazione si tiene conto della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, le conseguenze sono le stesse: i 30 giorni sono scaduti il 2 aprile e gli elenchi non si sono visti. La norma transitoria del silenzio assenso è dunque «scaduta». In altre parole si può capire che alla batteria formidabile di carte, commi e regolamenti, tutti inapplicabili, Italia Nostra risponda con la prospettiva di un numero infinito di vertenze, rendendo impervia la corsa dei ministri verso il mercato del bello.
NUOVO CODICE Italia Nostra mette le mani avanti. Il silenzioassenso voluto dal ministro è già decaduto
Oggi il ministro Giuliano Urbani ha riferito in una conferenza stampa sul nuovo codice dei beni culturali, che entra in vigore domani. Il ministro si è lamentato di non avere soldi per le opere d'arte e di non poter proteggere il patrimonio immobiliare. Ha anche menzionato il sistema di dismissioni previsto dall'articolo 12 del codice, che prevede la verifica dell'interesse culturale dei beni. Il ministro ha affermato che se l'interesse non sussiste, i beni possono essere venduti. Tuttavia, Italia Nostra ha obiettato che non esistono gli elenchi dei beni culturali e che il sistema di dismissioni è inapplicabile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo