Ma è vero che la Toscana del paesaggio è ormai una regione a rischio? O, come altri sostengono, tutto va bene e gli appelli delle associazioni, di Asor Rosa, dei centocinquanta e più comitati locali sono ingiustificati allarmismi? La Toscana non è un modello di virtù, ma nemmeno l'incarnazione del vizio. Ma il "partito del cemento" ha esteso anche in Toscana i propri tentacoli. di Salvatore Settis Nuovo via libera al cemento, Toscana prima della classe? Si critica il piano casa Berlusconi, poi a tempo di record si vara una legge che permette proprio quegli ampliamenti... Ma è vero che la Toscana del paesaggio è ormai una regione a rischio? O, come altri sostengono, tutto va bene e gli appelli delle associazioni, di Asor Rosa, dei centocinquanta e più comitati locali sono ingiustificati allarmismi? Partiamo da un dato: le cifre Istat sul consumo del suolo nel quindicennio 1990-2005 vedono la Toscana in posizione intermedia. Non è fra le regioni più virtuose (la Basilicata ha un consumo del 4,89 per cento, Trento e Bolzano del 2,70), ma neppure fra le più devastate: il record spetta alla Liguria col suo raccapricciante 45,55, seguita dalla Calabria col 26,13 per cento, cifra approssimata per difetto perché non tiene conto della marea di costruzioni abusive. Di fronte a questi estremi, la Toscana col suo 15,71 per cento (pari a 265mila e 650 ettari di terreni a verde, a coltivo, a bosco cementificati in quel quindicennio) non è un modello di virtù, ma nemmeno l'incarnazione del vizio: si avvicina alla media italiana (17,06), che peraltro non è un granché. Ma questo argomento non deve, non può bastare a mettere in pace la coscienza di assessori, sindaci, cittadini. Che cosa è accaduto (quanto si è costruito, si sta costruendo) dal 2005 ad oggi? Il "partito del cemento" ha esteso anche in Toscana i propri tentacoli, trasversalmente insinuandosi in Comuni d'ogni colore politico e, nonostante la conclamata crisi dell'edilizia, l'invasione delle nuove costruzioni cresce di continuo. Ma soprattutto: a chi verrebbe in mente di giustificare, poniamo, gli omicidi che avvengono a New York con l'argomento che a Chicago se ne perpetrano ancor di più? I crimini contro il paesaggio sono delitti contro il corpo sociale, devastano per il vantaggio di pochi un bene che è di tutti; creano, lo si vede sempre meglio, un disagio personale e sociale le cui ricadute di lungo periodo sono incalcolabili. Sacrificano al dio-Mercato gli ideali e i principi della Costituzione. In questo meccanismo, un fatto è chiaro: anche le regioni, come la Toscana, che hanno saputo costruire nel tempo un paesaggio particolarmente sofisticato, ricco, "pulito", insomma colto e civile, tendono oggi sempre più a considerarlo come una sorta di riserva aurea a cui attingere (donde il consumo del suolo), piuttosto che come un bene da preservare. Si vien logorando in tal modo la preziosa identità culturale di aree fra le più celebrate del pianeta per la loro intatta bellezza; e in nome di una malintesa corsa al turismo si sprecano e si riducono proprio quelle risorse che hanno generato nel tempo l'attrattività turistica. Tipico il caso della Val d'Orcia, che dopo aver ottenuto per il suo mirabile paesaggio intatto il marchio di qualità Unesco, lo ha sfruttato per propagandare sui giornali misere casette destinate a deturpare il reclamizzato "sito Unesco". Come ha ricordato Bruno Manfellotto, l'incremento selvaggio delle costruzioni pretende, in Toscana come altrove, di rispondere alla crisi economica creando occupazione. È la ricetta del "piano casa" sbandierato da Berlusconi, poi sconfessato, riscritto, riciclato, e ora in stand by. Ma è una ricetta sbagliata. Si ipotizza che i (pochi) risparmi dei cittadini vengano indirizzati sulla casa come bene-rifugio: ma ciò comporta che si inneschi un meccanismo creditizio identico a quello che ha provocato negli Usa la bancarotta di grandi agenzie di credito (come Fannie Mae, Freddie Mac, Federal Housing Administration), che il governo federale ha dovuto ripianare con uno stanziamento di 900 miliardi di dollari nel solo 2008. È la spaventosa "housing bubble" (bolla immobiliare) che ha scatenato quella crisi economica mondiale: chi mai ha dimostrato che vi si possa porre rimedio in Italia creando una bolla immobiliare nostrana? Intanto, sotto pretesto di aprire cento, mille, diecimila cantieri il "piano casa" governativo rischia di allentare i controlli di qualità sul paesaggio e non solo (nella prima versione, anteriore al terremoto d'Abruzzo, si annullavano persino le misure antisismiche!). Esso prevedeva la possibilità di ampliare del 20 per cento gli edifici residenziali (del 35 in caso di demolizione totale e ricostruzione), in deroga a tutte le norme vigenti. Se un'ondata di sdegno ha almeno per il momento bloccato questo progetto, almeno nella sua forma più aggressiva, è prima di tutto per il rischio che esso farebbe correre al paesaggio, in mancanza di garantite procedure di tutela. Numerose regioni, fra cui la Toscana, hanno infatti da anni subdelegato ogni potere di autorizzazione ai Comuni (dove mancano le competenze specifiche necessarie), con esiti che si possono misurare a Monticchiello in Val d'Orcia o nelle località del Livornese a cui si riferiva qualche giorno fa Asor Rosa in queste pagine. Perciò le modifiche al Codice dei Beni Culturali introdotte dal governo Prodi includono una più rigorosa e garantita procedura di tutela, in cui Stato Regioni Province e Comuni fanno ciascuno la propria parte, e i Comuni devono dotarsi di competenze proprie. Ma il governo Berlusconi, su richiesta di varie regioni, fra cui la Toscana, ha rinviato l'entrata in vigore di questa norma, e potrebbe rinviarla sine die, di fatto abrogandola. Intanto, mentre il governo nazionale rimanda di settimana in settimana il piano casa, in Toscana si vogliono bruciare i tempi, varando una legge straordinaria sull'edilizia (6 maggio). A quel che pare, fino alla fine del 2010 basterà presentare al Comune una d.i.a. (dichiarazione di inizio attività) per ampliare la propria casa del 20 per cento, che diventa il 35 in caso di demolizione e ricostruzione di edifici abitativi. Sono le soluzioni proposte da Berlusconi, accantonate per il momento a livello nazionale, a cui la Toscana sembra voler fare da battistrada. «Fra quindici giorni si potrà cominciare a costruire», annuncia il "Corriere Fiorentino" del 6 maggio. «Tempi record per il provvedimento, frutto dell'accordo del 31 marzo scorso in sede di Conferenza Unificata Stato-regioni-enti locali», scrivono i comunicati stampa. È dunque bastato l'effetto-annuncio dei mille spot governativi per convincere una regione di "sinistra"? Che questa sia, come un assessore regionale ha dichiarato, «una qualificata strategia sui temi dell'urbanistica e del paesaggio, della casa e dell'edilizia sociale» è tutto da dimostrare. L'opposizione di centro-destra obietta che ci sono ancora troppi vincoli: «Questa legge è una risposta parziale, un piano minimale rispetto alle vere esigenze dei cittadini. Un piano molto rigido che non prevede deroghe, né rispetto alle altezze, né alle distanze tra gli immobili». Insomma, nel consueto teatrino della politica, quel che ci vien chiesto è di elogiare il piano-casa "di sinistra" perché consente devastazioni minori di quello "di destra". Ancora una volta, dunque, si è scelta la dubbia etica del male minore. Manca una riflessione di fondo: in una regione che ha sub-delegato le competenze autorizzative ai Comuni e che sta facendo ogni sforzo per ritardare l'entrata in vigore delle nuove norme del Codice dei Beni Culturali sul paesaggio, incoraggiare ampliamenti di volumetria sulla base di una semplice d.i.a. non può in nessun modo essere spacciato per "difesa del paesaggio". È il contrario. Invece, secondo l'assessore regionale all'urbanistica, «questa legge è una boccata d'ossigeno per l'edilizia e dimostra la nostra volontà di difendere un territorio che è ben pianificato». Che siano ben pianificate le alluvioni cementizie di San Vincenzo, le caserelle di Monticchiello, il nuovo scempio progettato a ridosso di Campiglia Marittima, le coste bombardate dal cemento dei porti turistici per un'Italia opulenta e festaiola che non c'è, si ha ragione di dubitare. Sarà solo questione di gusti? O piuttosto di principi?