Nella classifica dei 100 musei più visitati del mondo nel 2008 (condotta da «The Art Newspaper » e «Il giornale dell'arte») ce ne sono 12 italiani (tutti i calo a parte i Musei Vaticani), ma nessuno milanese: in testa c'è il Louvre con 8.500.000 visitatori, seguito dal British Museum di Londra e dalla National Gallery di Washington. Per arrivare a parlare di Milano, bisogna cambiare classifica: prendere quella dei primi 100 musei italiani. E anche qui le cose non vanno molto bene. Tra i primi 100 figurano solo due musei milanesi: quello della scienza e della tecnologia e la Pinacoteca di Brera. Il primo è 17mo mentre Brera, con 203.843 visitatori, è 28mo, un risultato che non può soddisfare. A dire il vero la classifica non conteggia un altro «museo » milanese, ovvero il Cenacolo, che attira 335.011 visitatori all'anno con un introito di un milione e 700 mila euro (tre volte Brera) perché è a ingressi contingentati. Ma non è un gran che per la città visto che fra i primi 100 musei Roma ne piazza 19, Venezia 10 e Firenze 8. E anche Torino ne colloca 8 nei primi 100 e con il museo del cinema e l'egizio nei primi 10 posti. Per altro anche i dati assoluti vedono Brera troppo distaccata: si passa dai 4.441.734 dei musei vaticani, a 1.554.256 degli Uffizi e 1.358.186 di Palazzo Ducale di Venezia contro i poco più di 200mila della pinacoteca milanese. Il problema della valorizzazione passa, ovviamente, dal via al progetto Grande Brera, impantanato da circa 30 anni e, negli ultimi, non favorito da da varie componenti dell'Accademia, che si oppongo al trasferimento, prima ipotizzato alla Bovisa e ora alla Caserma Mascheroni, appellandosi allo scontatissima rivendicazione che studio, ricerca ed esposizione devono vivere insieme e che la pinacoteca nacque come supporto all'accademia. Alla quale ora si aggiunge un lievitare di costi per il trasferimento dell'archivio militare da via Mascheroni. E dell'altro ieri la notizia che la rappresentante degli studenti (sicuramente non era ancora nata quando si iniziò a progettare il trasferimento) ha affondato il progetto di trasloco dell'Accademia. Pure i professori (si replica lo strano accordo Onda-baroni) hanno rifiutato il trasferimento denunciando «rischi per la didattica ». Ma il presidente dell' Accademia Gabriele Mazzotta, con il sostegno del presidente Bassetti degli Amici di Brera supporta la Convenzione firmata da Comune e ministeri. Convenzione che ha già partorito anche il progetto architettonico, a firma di Mario Bellini. Senza la Grande Brera è difficile che Milano possa guadagnare prestigio come centro dell'arte italiana.