S'inaugura la stagione culturale dei tagli. Enti, associazioni, teatri e compagnie aspettano. Rimandano tutto quello che possono, dmno fondo a risparmi, decurtano stipendi, cmcellano date e progetti. I primi effetti della diminuzione degli investimenti pubblici - e di quelli delle fondazioni - sono arrivati. Ecco quello che non vedre mo quest'anno: dopo l'annullamento del concerto dedicato a Bach previsto oggi al Conservatorio nel cartellone dell'Unione Musicale (che non aveva mai cancellato un appuntamento prima d'ora), è stata la volta dell'annuncio del Teatro Stabile, costretto a rinunciare a «I demoni», tratto dal romanzo di Dostoevskij per la regia di Peter Stein. Troppo costoso. Martedì anche il Teatro Regio pre senterà la stagione: intatta la programmazione, quasi per miracolo. Raschiare il fondo del barile è una scienza e per far sopravvivere gli spettacoli si fanno poche fotocopie, si risparmia su carta e telefono, si abolisce il turn-over. La Fondazione Torino Musei, che gestisce la Gam, il Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama, il Mao - Museo d'Arte Orientale e il Borgo e la Rocca Medievale, è riuscita in un'impresa non da poco: tenere aperti i musei. Slittano fino a nuovo ordine le grandi mostre ché in momenti di bilanci ridotti all'osso programmare è un azzardo e temporeggiare un dovere. Per ora ci si consola con le collezioni permanenti. «Traffic», il festival gratuito inventato dal Comune, quest'anno si è salvato solo grazie a sponsor privati e Regione. «Il problema non è la crisi, che si spera sia temporanea - dice Fiorenzo Alfieri, assessore comunale alla Cultura -. Il problema è che periodicamente viene in superficie la scarsa considerazione dell'importanza della cultura da parte del governo e di certi poteri forti». L'assessore, che si è visto ridurre i fondi destinati al comparto del 50 in due anni, sogna una politica che non metta in dubbio il ruolo di teatri, cinema, musica e letteratura: «I tagli non sono dovuti solo alla crisi economica, ma anche alla convinzione che la componente culturale di una città non sia fondamentale. Si possono superare i momenti difficili solo se non si dubita che non basta il benessere delle industrie». E mentre San Salvano si mobilita per tenere aperta una biblioteca di quartiere con turni di volontari - ché personale non ce n'è - gli affezionati frequentatori del Cineteatro Baretti tremano sulle sedie. Per l'incertezza relativa ai contributi comunali tre degli spettacoli inseriti nella stagione «White Cube 2009» sono saltati, almeno per ora. Del budget medio annuo, circa 250 mila euro, sono 100 mila quelli toccati dal deficit di bilancio del Comune. Il contributo atteso per dicembre non è ancora arrivato e «ad ora non sappiamo se e quando ci verrà versato - spiega Damiano Accattoli, presidente dell'Associazione Baretti -. Si sa solo che ci saranno i tagli, ma ci vorrebbero regole chiare e trasparenti». Gli affezionati e numerosissimi frequentatori del teatro non vedranno «Radio Africa: Wole Soyinka's Radio Plays», «...Di nessun luogo?» e «Le Be nevole». «Siamo riusciti a fare lo stesso le nostre rassegne cinematografiche - aggiunge Accattoli - usando i risparmi e gli avanzi che normalmente avremmo usato per nuovi progetti». Intanto si tira la cinghia nei piccoli e nei grandi teatri, nelle sale prova, nelle biblioteche civiche, anche loro costrette a «sfrondare» il ricchissimo cartellone di incontri: «Siamo abituati a lavorare con poco - spiega Paolo Messina, direttore delle civiche -. Naturalmente dovremo rinunciare a qualcosa, in un momento in cui siamo chiamati tutti a spendere meno, ma le acquisizioni di volumi, il nostro patrimonio, non si interrompono, e questo è fondamentale». Messina non si lamenterebbe neanche sotto minaccia, ma è un dato di fatto che le letture sceniche ad alta voce dovranno essere ridotte. Perché anche se gli incontri sono a «conduzione famigliare», condotti cioè dal personale interno delle biblioteche, la Siae non perdona: il pagamento dei diritti per le letture in pubblico li vuole lo stesso, e in periodi di bilanci magri tutto pu fare la differenza. Pochi si accorgeranno che il ricchissimo calendario della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani subirà una dieta: «Per ora non ci sono stati tagli drastici rispetto agli anni scorsi - dice Graziano Melano, direttore artistico - ma nella prossima stagione, che inizia a ottobre, abbiamo dovuto ridurre le attività di circa il 30». Tagliati dieci appuntamenti (su Le letture in biblioteca gestite dal personale ma penalizzate dai costi della Siae 45) della rassegna «Teatrointre» e gli spettacoli stranieri di «Giocateatro». «La cosa grave è che si tagliano i posti di lavoro: alla Casa del Teatro non ci sarà pi spazio per nuove collaborazioni e verrà abbassata la produzione artistica. Purtroppo la diminuzione delle risorse significa diminuzione del mercato, e quindi ricadute gravi sul livello occupazionale del settore».