MILANO È ancora polemica sulla classificazione delle città d'arte ai fini degli studi di settore applicati al turismo (si veda «II Sole-24 Ore» di ieri). Il ministero dell'Economia, accusato dalle Città italiane Unesco (oggi in assemblea a Tivoli) e da Italia nostra di aver effettuato «gravi errori», ribatte tuttavia che la classificazione dei siti turistici era stata già effettuata nel 2000 dal Governo di centrosinistra. «Si tratta di studi di settore in relazione all'attività degli operatori turistici affermano all'Agenzia delle Entrate non cambia nulla rispetto al passato. Il nuovo decreto del 18 marzo riprende quasi integralmente un decreto del 26 novembre 2000». In effetti, la classificazione effettuata ai fini degli studi di settore ha volore esclusivamente sulla determinazione dei ricavi delle strutture turisticoalberghiere. Per di più, come è facile comprendere, a parità di altre condizioni, i ricavi "presunti" (determinati cioè con gli studi di settore) saranno più bassi nelle città che non hanno vocazione turistica. In pratica, essere esclusi dall'elenco delle città d'arte porta un vantaggio, sotto il profilo fiscale. Altri effetti, la classificazione o meno come "città d'arte" ai fini degli studi di settore non ne ha, come ribadisce l'Agenzia delle Entrate. In ogni caso, la protesta contro il decreto del 18 marzo non si ferma ed è anche approdata in Parlamento. «Una decisione folle che va a colpire centri turistici e di cultura riconosciuti in tutto il mondo» denuncia Franca Chiaro-monte, componente Ds della commissione Cultura della Camera dei deputati, che ieri ha presentato una interrogazione al ministro dell'Economia. «Questo episodio non fa che confermare il metodo approssimativo che questo Governo adotta nell'affrontare le problematiche che attengono al turismo e all'economia» commenta l'assessore al Turismo della Toscana Susanna Cenni, preoccupata per i possibili contraccolli del decreto. «La leva fiscale è uno dei punti essenziali per il rilancio del turismo in Italia dichiara Guido Venturini, direttore generale del Touring club italiano . È necessario operare per armonizzare le aliquote fiscali a livello europeo, dove competitor importanti come Francia e Spagna possono utilizzare significativi vantaggi in termini di minori imposte. È fondamentale mettere mano a questo strumento importante per la competitivita delle imprese e per gli operatori. Resta peraltro singolare la scelta di alcuni luoghi che beneficieranno di questa agevolazione non sapendo sulla base di quali "dati" sono stati scelti. Se la scelta è di tipo quantitativo mi auguro che al più presto possano entrare anche altri siti che lo meritano a tutti gli effetti. Se la scelta fosse anche di tipo qualitativo, non c'è dubbio che un Paese come l'Italia, al primo posto nel mondo come Museo diffuso, sarebbe estremamente arduo, se non impossibile, avere una griglia che ne esclude alcuni».
Città d'arte, ora il Fisco contrattacca
Il ministero dell'Economia è stato accusato di aver effettuato gravi errori nella classificazione delle città d'arte ai fini degli studi di settore applicati al turismo. Le Città italiane Unesco e Italia nostra hanno presentato una protesta contro il decreto del 18 marzo, che riprende integralmente un decreto del 2000. La classificazione ha voluto escludere le città che non hanno vocazione turistica, portando un vantaggio fiscale per queste città. La protesta non si ferma e è stata presentata in Parlamento. L'Agenzia delle Entrate ha ribattuto che la classificazione non cambia nulla rispetto al passato.
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