Mi permetto di intervenire sul fondo del direttore Manfellotto che ho trovato pertinente e in larga parte condivisibile ma soprattutto meritevole di non essere lasciato cadere. Il tema che solleva, coniugando mirabilmente tenacia e cortesia, riguarda senza dubbio la questione principe su cui le amministrazioni locali e le Regioni del nostro paese, e forse con una particolare specificità della nostra realtà, fondano la loro capacità di coniugare buona amministrazione con sviluppo sostenibile economicamente e socialmente. Tema non nuovo e mai definitivamente risolto, se è vero che le nostre amministrazioni toscane, a partire dalla Regione, se ne sono forse incautamente appropriate da oltre un decennio, con l'ambizione di definirne un modello e con esso una cultura amministrativa. Sotto accusa è ovviamente il consumo del territorio e la filiera immobiliare, dalla rendita fondiaria, passando per le imprese edili, per arrivare alle agenzie di compravendita e alle forme d'investimento sicuro. Un sistema che dal dopoguerra ad oggi, con le varianti del caso, ha fatto la fortuna di molti imprenditori, amministratori e risparmiatori e con essi un paese che è cresciuto a dismisura... Non è stata esente da questo modello di sviluppo, con le rilevanti eccezioni del caso, che solo per economia di ragionamento tralascio, la nostra Toscana (non più felix per questo, viene detto!), che ha saputo con ciò compensare una pesante deindustrializzazione solo in parte assorbita prima nel commercio ma poi con l'avvento della grande distribuzione, prevalentemente nell'assistenza previdenziale. Il consumo del territorio, talvolta indiscriminato, tal altra non appropriato, ha finito così per generare un'economia spesso fondata più sulla rendita che sul lavoro, anche se come ogni filiera che si rispetti, e questa indubbiamente più di ogni altra, ha saputo trovare sempre tutte le sue declinazioni necessarie alla bisogna. Quello che da qualche anno appare di evidenza solare (il direttore afferma che non bisogna chiamarsi Obama per accorgersene) è che questo modello di sviluppo apparentemente senza limiti, molto banalmente si fonda invece su un sistema finito che è per l'appunto quello delle nostre risorse fondamentali per l'ecosistema, a partire dal suolo ma con esso anche l'energia e l'acqua. Tutto condivisibile e mai detto abbastanza bene né in maniera definitiva. Mi permetto però, proprio perché come ho detto, ne condivido il merito e i toni usati, di invitare il direttore a dar continuità e possibilmente seguito ai temi che il dibattito solleva senza rimanere agli effetti che la più o meno riuscita enunciazione può produrre. Voglio dire che sarebbe davvero interessante se il vostro giornale aprisse un dibattito coinvolgendo amministratori, operatori del settore, imprese, esperti, ma anche cittadini, sulle contraddizioni che l'enunciato in questione pone indistintamente a tutti. Dai costi delle compravendite immobiliari, ai costi delle realizzazioni e delle ristrutturazioni, dal mercato dell'affitto, quello sommerso compreso, ai numeri del fabbisogno abitativo in ragione dell'edificato, o ancora dai piani casa delle pubbliche amministrazioni di ogni colore, latitudine e livello istituzionale, ai sistematici abusi edilizi e sanatorie consumati negli anni in ragione delle più disparate ragioni di stato o di bottega. Insomma, è vero che non occorre chiamarsi Obama per accorgersi che così non va, ma non occorre solo indicare la luna per risolvere il problema, e poi questo problema che perfino leggi di stato e nessun governo, in questi anni di alternanza si è azzardato, in assoluta consapevolezza, a diminuire l'impiego degli oneri di urbanizzazione nelle spese correnti dei nostri Comuni. Poi al solito, come in tutte le cose, c'è chi invece di guardare la luna si sofferma sul dito, ma... questo è un altro problema! senatore del Pd Bene, anche grazie a lei il dibattito è aperto, caro Filippi, e non da oggi. Con una distinzione di ruoli, però: il giornalista indica la luna; i politici, i tecnici, gli intellettuali decidono i modi per arrivarci. Se la soluzione non arriva, è ovvio che qualcuno cominci a guardare il dito...
TOSCANA -MODELLO DI SVILUPPO. Sì, ripensiamo questo modello
Il direttore Manfellotto ha sollevato la questione del consumo del territorio e della filiera immobiliare in Toscana, che ha generato un'economia fondata sulla rendita più che sul lavoro. Il consumo del territorio è stato indiscriminato e non appropriato, generando un'economia spesso fondata sulla rendita che si è basata sulla rendita fondiaria, imprese edili, agenzie di compravendita e investimenti sicuri. Il sistema di sviluppo è stato criticato per essere finito e basato su risorse fondamentali per l'ecosistema, come il suolo, l'energia e l'acqua.
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