Siena, Anacapri. Ferrara... Per decreto si scoprono prive dì interessi paesaggistici e culturali Fuoco alle polveri. Possono Ferrara, Siena o Pisa essere classificate fra le aree italiane «prive di vocazione eo funzione turistica»? E possono subire lo stesso «declassamento» Anacapri, San Gimignano, Parma, Orvieto, Lucca, Todi, Spoleto, Urbi-nò, Casella. Portovenere e la rupestre Matera che, proprio di questi tempi, è percorsa da un esercito multirazziale di visitatori sulle tracce del Cristo insanguinato di Mei Gibson? Sì, possono, almeno secondo il governo e il ministro dell'economia Tré-monti. Infatti, nel rivedere gli studi di settore per il comparto turistico-alberghiero, si è creduto bene di cancellare dall'elenco dei comuni «a vocazione turistica» proprio alcuni dei centri più conosciuti del mondo. Ed è successo, anzi sta succedendo, un pandemonio. Figuratevi che i «gioielli» citati all'inizio come recita testualmente l'allegato numero uno al decreto «non presentano alcuna specifica caratteristica attrattiva nei confronti dei flussi turistici, non possedendo né particolari beni di interesse storico, culturale. artistico, né elementi di interesse paesaggistico-ambien tale, né specifica rilevanza per il turismo di affari». Contro la decisione del ministero si riuniscono oggi a Tivoli, in un specie di gabinetto di guerra, i rappresentanti delle trentasette città italiane riconosciute dall'Unesco come «patrimonio dell'umanità» (da Ferrara a Vicenza, da Verona a Siena, da Firenze a Roma, e via dicendo). E intanto Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario ai beni culturali e alfiere della bellezza, insorge indignato senza indulgere, come al solito, ai mezzi termini. E spara a raffica contro l'iniziativa di Tré-monti. «E assurdo e grottesco tuona dall'altra parte del telefono . Un altro modo per far perdere Berlusco-ni». «Si tratta di una forma di totale strabismo, di mancanza di lucidità aggiunge Sgarbi . Tremonti è votato alla sconfitta, non ha letto neanche Galbraith. L'Italia è la provincia, e i centri minori sono più importanti dei maggiori. Lucca o Siena sono più importanti di Milano... Come si fa a non capire che in Italia economia e bellezza coincidono?». Sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco di Ferrara, Gae-tano Sateriale, che è anche presidente dell'associazione delle città e dei siti italiani dell'Unesco. Sateriale sottolinea subito che la protesta è «trasversale» e riguarda amministratori sia di centrosinistra (come lui) sia di centrodestra. «Da Tivoli verrà una presa di posizione forte, con la speranza che il governo faccia marcia indietro. Per ora il danno è solo d'immagine». Ma da che cosa nasce, in due parole, l'idea della «re trocessione» di centri così significativi? «In pratica, declassando le città si è voluto dare un beneficio fiscale indiretto, e a pioggia: meno controlli a fronte di una diminuita importanza e di un minor reddito presunto. Ma non è questo che gli operatori vogliono: preferirebbero che fosse amplificata, invece che negata, la vocazione turistica. Esiste poi una contraddizione enorme...». Quale? «Il governo del paese che ha il maggior numero di siti Unesco del mondo decide di non investire proprio in quel settore. È incredibile. Pensi che il decreto varato da Tremoliti cade in un momento particolarmente delicato per il patrimonio artistico e turistico italiano. Era stato presentato infatti un progetto di legge, senza connotazioni di parte (da Alleanza Nazionale a Rifondazione comunista), che sosteneva la necessità di valorizzare con ulteriori risorse, o almeno di conservare al meglio, il nostro patrimonio unico al mondo. Se ne è parlato per mesi, c'è stata un'ampia discussione ina, alla fine, il governo tramite il sottosegretario ai beni culturali ha comunicato che non intende stanziare fondi». Ci sono anche altre campane. Qualcuno sostiene che il provvedimento di Tré-monti ne ricalcherebbe uno analogo concepito al tempo dei governi di centrosinistra... «Non so. Ma. se fosse così, non avrei alcun problema a dire che anche quello era sbagliato. Aggiungo soltanto una cosa: la settimana prossima aprirà a Ferrara la fiera delle città d'arte, con cento espositori. Ho avuto già modo di parlare con molti di loro ed è emerso sempre lo stesso auspicio: che il governo ci aiuti a investire. Gii stratagemmi per pagare qualche euro in meno di tasse non ci interessano proprio».