Ore 15.30, entrata del Colosseo, dove ogni giorno passano in media 10 mila persone, nei periodi di grande afflusso anche 15 mila. Il metal detector segnala un'anomalia, dalle tasche di un turista inglese esce un coltello, neanche troppo piccolo. Gli agenti dell'Italpol - la società di vigilanza privata a cui sono affidati i controlli del monumento più visitato ogni anno in Italia - spiegano al turista che il coltello deve restare fuori. Vicino ai metal detector c'è uno scatolone: contiene il frutto di quanto sequestrato da gennaio a oggi, in poco più di quattro mesi. Sono centinaia di pezzi. Colpisce la quantità, ma soprattutto sorprende la tipologia: coltelli e lame di ogni tipo, scalpelli, forbici, perfino pugni di ferro e una pistola giocattolo. «Ecco - spiegano all'Italpol che da due anni ha l'appalto del servizio di vigilanza del Colosseo - quando abbiamo letto della turista americana che 25 anni fa rubò un pezzo di travertino e solo oggi l'ha restituito, spedendolo per posta, non ci siamo sorpresi. Qui dobbiamo arginare ogni giorno una serie di tentativi di danneggiamento con possibilità di asportazione. Per molti turisti sono souvenir, arrivano con coltellini e scalpelli per approfittare degli angoli bui e portarseli via». Anche qualche giorno fa un agente dell'Italpol ha sorpreso un turista americano che tentava di rimuovere, addirittura con una penna, un frammento di Colosseo. E' stato segnalato all'autorità giudiziaria. Va precisato: il compito di sorvegliare quanto avviene all'interno del Colosseo spetta ai custodi che dipendono dalla Sovrintendenza, che ovviamente svolgono con attenzione il loro compito. Il problema è che all'interno del Colosseo - inevitabilmente - vi sono alcuni angoli ciechi, gallerie in cui non sempre l'occhio di chi vigila può arrivare. Quelli dell'Italpol, invece, hanno il compito di gestire i controlli all'entrata con le due file per i due metal detector e le 2 macchine radiogene (esattamente come avviene negli aeroporti). «L'uso dei metal detector ha un effetto deterrente per i turisti, che entrano con cattive intenzioni». Ma ha come effetto collaterale, nelle giornate con più turisti, le file e le attese. A volte si aspetta anche trenta minuti sotto il sole prima di entrare. Non è un mistero che negli ultimi giorni la Sovrintendenza (come conferma nel pezzo a fianco il sovrintendente Bottini) abbia espresso la convinzione che i metal detector non servono più. Dall'Italpol difendono l'importanza di questo filtro, non solo in chiave antiterrorismo, ma anche contro i vandali. «C'è pronto un progetto per installare un terzo impianto di metal detector e macchine radiogene». Con tre file, è la tesi della società, saranno anche ridotte le attese. «Senza i controlli - spiega il presidente dell'Italpol, Domenico Gravina - c'è il rischio che i turisti portino attrezzi per asportare ogni tipo di reperto. Noi difendiamo questo servizio perché vogliamo preservare l'orgoglio di Roma».