La mostra espone fino al 19 luglio una selezione di oli e disegni frutto di un felice scambio tra il Mambo di Bologna e la raccolta civica di Ferrara Non si presenta come un evento sensazionale ma piuttosto come una piccola mostra che intende fare luce su un aspetto dellarte di Filippo de Pisis poco conosciuto e che sancisce un modello di collaborazione tra istituzioni diverse, distanti appena una quarantina di chilometri. Ventisei opere, tra dipinti e disegni, realizzate dallartista tra il 1940 e il 1953, sono arrivate da Ferrara al Museo Morandi, a rinsaldare quel dialogo tra i due artisti e le due città, iniziato idealmente con la trasferta a Palazzo dei Diamanti di un nucleo di incisioni del maestro bolognese. Una selezione di lavori, questa, con cui si è allestita in due sale del museo di Palazzo dAccursio lesposizione «Alla dolce patria: il ritorno in Italia di Filippo de Pisis», curata da Fabrizio DAmico, che si inaugura oggi alle 19. «Queste due mostre sono la dimostrazione come due grandi istituzioni possano collaborare - ha commentato il sindaco Sergio Cofferati nel presentare ieri levento - . È un modello di "città vicine" che si utilizza per leconomia o per attività di servizio ma che invece stenta ad essere messo in pratica in campo culturale». Intanto la collaborazione tra Mambo e FerraraArte si rafforza con questo evento che focalizza lattenzione su temi poco dibattuti, sollecitando nuove riflessioni teoriche, ben condensate nel piccolo catalogo che laccompagna. «La mostra è limitata nei numeri ma non nelleccellenza della proposta», spiega il curatore, puntando il dito su quelle esposizioni presentate come «grandi eventi» ma che in realtà non aggiungono nulla di nuovo. In questo caso tutto si concentra nellultima fase di lavoro del pittore ferrarese, presentando dipinti in cui De Pisis ritrae nature morte (come le «Falene», accanto a «Rose nel bicchiere» e allabbacinante «La rosa nella bottiglia»), scorci urbani («Strada di Milano» o «Via degli Omenoni»), ritratti («Laviatore», «Ritratto di Allegro»), e alcuni disegni, con nudi e ancora ritratti. «Il disegno di De Pisis è poco studiato e non ha ancora un catalogo generale come per la pittura - sottolinea ancora Fabrizio DAmico -. Uno dei momenti salienti per il disegno coincide con il suo rientro in patria, tra il '39 e il '40, quando rielabora un nuovo bisogno di forma, diversa da quella felice ed estroflessa tipica del soggiorno parigino, dopo il 1925. Questo nuovo bisogno instrada il "Marchesino pittore" , comera chiamato De Pisis, verso unintensità di pathos, una tragicità e una maggiore drammaticità. Nellultimo periodo la pittura si restringe a pochi toni cromatici, a pochi colori sulla tela, che diventa campo vergine su cui si depositano pochi brevi tocchi, ritocchi di bianco abbacinante, dolorosamente simile al bianco di ospedale». È il momento in cui si aggrava la nevrosi dellartista che si fa ricoverare volontariamente a Villa Fiorita di Brugherio, abbandonando sempre via via matite e pennelli e morendo infine, in solitudine, nel 1956. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 19 luglio; si visita dal martedì al venerdì ore 9-18.30; sabato, domenica e festivi ore 10-18.30.