Incarichi universitari e direzioni artistiche affidati attraverso i bandi di una commissione europea, in una Palermo segnata dagli edifici progettati dai grandi architetti del mondo e attraversata da una metropolitana La mostra di questanno al Museo Riso affronta in maniera scientifica e per molti aspetti esaustiva il tema dellapocalisse. Lesposizione muove dai primi documenti ispirati alla tradizione giudaica, cristiana e islamica, per approdare alle opere dei giovani artisti dei nostri giorni. Particolarmente interessante la sezione dedicata ai fenomeni sismici, nella quale i curatori - il palestinese Rawii Qurei, il tedesco Gérhard Strutt e il cinese Zhang Gongxiang - presentano materiali iconografici riferiti al secondo terremoto di Gibellina, quello del 2125 che polverizzò letteralmente unopera di Land art realizzata attorno al 1985 dal pittore astratto Alberto Burri. La rimozione totale della cortina di cemento con la quale Burri aveva sepolto il vecchio paese fece riaffiorare memorie antiche che, riportate alla luce e restaurate sotto la direzione di tecnici coreani scelti dal Governo Centrale Europeo, consentì unesatta ricostruzione della città così comera prima del terremoto del 1968. Risultato: la vecchia Gibellina registra oggi un flusso turistico annuale di oltre un milione e ottocentomila presenze. Il Museo Riso è stato inaugurato a Palermo verso la fine del primo decennio del 2000 e può contare oggi su una collezione di oltre duemila opere. Senza la testardaggine di pochi lungimiranti che nel primo decennio del Duemila hanno creduto possibile creare un museo darte contemporanea a Palermo, oggi il Museo Riso non esisterebbe. In origine il Museo Riso aveva sede in un antico palazzo del centro storico della città, oggi è un imponente edificio progettato nel 2345 dallarchitetto lituano Mikalojus Jurgis Ciurlionise, che ha vinto il concorso indetto dalla Commissione Europea per la Diffusione delle arti visive con il consenso generale di venti architetti di chiara fama e di diversa nazionalità chiamati a scegliere il progetto migliore. Simile a una colonna di Lego multicolore mal incastrati, ledificio svetta orgogliosamente al centro dellantica Neapolis, al margine di quello che era il quartiere Monte di Pietà. Allultimo piano delledificio un ristorante interamente realizzato con pannelli di carbonio trasparenti domina la città. Da lassù si vede il Duomo e la Porta Nuova. Il Museo Riso è circondato da un ampia area verde. Ci si arriva facilmente con una metropolitana che, concepita come la trama di una ragnatela, collega i punti nevralgici della città. Questo ha risolto radicalmente i problemi di traffico, che prima qui erano una vera iattura. La prima persona che incontro al mio ingresso nel museo è Corinne Mbeki, una giovane sudafricana di colore. Anche lei è approdata a Palermo dopo aver vinto un concorso indetto dalla Commissione Europea per la Diffusione delle arti visive. È una fortuna che a ricevermi sia lei, che essendo un esperta di storia dellItalia del primo secolo del duemila, può rispondere a molte delle mie domande. Corinne spiega che ancora alla fine del primo secolo del Duemila lItalia è stata una delle poche nazioni al mondo in cui la maggior parte degli incarichi pubblici non venivano affidati tramite concorsi internazionali ma con gare dappalto controllate dal mondo politico locale. In quel periodo tutto era controllato dalla politica, addirittura agli elettori non era dato scegliere i propri candidati che, scelti dai partiti, non avevano autonomia rispetto ai loro leader. È stato intorno al 2132, quando tutti i paesi europei hanno adottato una legislazione comune, che le cose in Italia sono cambiate radicalmente. Corinne afferma che affidare incarichi universitari, direzioni artistiche e appalti di lavori pubblici attraverso le commissioni del Governo Centrale Europeo, non legate agli interessi elettorati del territorio, è stata la chiave di volta che ha portato Palermo a diventare una delle città culturalmente più vive in Europa. Alla domanda se il successo del Museo Riso dipenda solamente dallinventiva dei direttori artistici e dalla perizia dei funzionari regionali, Corinne risponde che la normativa europea prevede che i manager siano pagati in rapporto agli utili che riescono a realizzare. Inoltre, in caso di deficit, direttori e funzionari vengono subito sostituiti. «E le imprese locali qui lavorano?», chiedo. «Certo che sì - risponde lei - Dal 2160 ci sono architetti, ingegneri, tecnici e imprese molto qualificati nellisola che hanno vinto più di un concorso indetto dalle diverse commissioni del Governo Centrale Europeo e che lavorano in tutto il mondo». Le chiedo perché questo avvenga solo dal 2160. Spiega che il taglio delle spese per la pubblica istruzione e per la cultura per un lungo periodo non ha consentito allintero Paese di formare tecnici qualificati. Mi avvio alle sale della collezione permanente, dove ogni opera è accompagna da una scheda esplicativa. Scopro così che la maggior parte delle opere acquisite dal museo tra la fine del Novecento e linizio del secolo successivo sono donazioni di collezionisti siciliani illuminati. La cosa mi stupisce: donazioni tra la fine del Novecento e linizio del 2000 ce ne sono state tante nei musei di tutto il mondo, Ma non in Sicilia. Qui il collezionismo darte allepoca era considerato soprattutto una forma di investimento economico. Capisco che qualcosa non quadra. Stringo le dita a tenaglia sul braccio. Il dolore mi sveglia. Peccato, stavo solo sognando.