Ma sono le sculture, i quadri, i monumenti, i reperti e le aree archeologiche, i musei, le chiese a costituire i richiami principali. In specie quando sono ambientati nei paesaggi ricchi di fascino degli innumerevoli centri storici di città e comprensori ancora non violentati da dissennate trasformazioni. Il Comando ha svolto, e continua a svolgere, attività di prevenzione e repressione di furti e danneggiamenti che impoveriscono il nostro Paese: e dei lusinghieri risultati finora raggiunti lungo l'arco temporale della propria istituzione viene offerta una meditata e interessante esemplificazione. La sede della mostra, il Palazzo Reale di Napoli, appare scenario più che adatto: come simbolo di una, sia pur discussa, dinastia reale a cui vantaggio non può non riconoscersi il merito di aver voluto l'inizio degli scavi archeologici a Ercolano, Pompei e Stabia; e di aver emanato leggi, parallele al fondativo chirografo del Papa Chiaramonti del 1802, a reprimere scavi clandestini ed esportazione di opere d'arte e di materiali archeologici. Argomento di grande attualità, quello della tutela del patrimonio: è di questi ultimi giorni, tra l'altro, l'uscita di un libro di Fabio Isman su «I predatori dell'arte perduta. Il saccheggio dell'archeologia in Italia». L'autore narra gli episodi principali nei quali i carabinieri, d'intesa con l'autorità giudiziaria, hanno svolto attività di recupero di reperti archeologici di ritrovamento italiano illegalmente esportati all'estero. E così si addentra in un mondo di raggiri, truffe, espedienti, collegamenti con altre forme di malavita che contrasta con la solarità della produzione artistica: incontrandovi anche, purtroppo, studiosi che si sono prestati a dar manforte ai trafficanti malavitosi. Dal cratere di Euphronios a splendidi affreschi vesuviani, da statue e vasi innumerevoli a servizi di argenteria: una lista davvero lunga, quella tracciata da Isman. E molte sono le difficoltà cui vanno incontro i carabinieri nel loro lavoro. Ma essi, come molti di noi, non si lasciano piegare dagli insuccessi: in quanto consci che si impara e ci si sviluppa anche quanto non si consegue pienamente il risultato prefisso. È da qui che è nata e si è sviluppata la formidabile banca dati su furti di opere d'arte che costituisce il principali strumento di lavoro dei militari. Che trova un parallelo nella sistematica sedimentazione di conoscenza e di valutazione critica dei beni culturali che si possiede negli archivi, nei cataloghi, nelle pubblicazioni delle Soprintendenze, e che viene utilmente adoperata quando le disponibilità finanziarie permettono interventi o quando vengono proposti interventi nocivi alla conservazione di monumenti e di aree archeologiche. Visitare la mostra di Napoli, dunque, varrà a rappresentare uno squarcio del nostro Paese. Fatto di professionisti impegnati, preparati, appassionati: rivolti a difendere quanto ci hanno lasciato i nostri progenitori, così che non si perda la memoria che conforma di sé la nostra identità nella cornice più ampia dell'Europa.
CAMPANIA -sculture, i quadri, i monumenti, i reperti e le aree archeologiche, i musei, le chiese a costituire i richiami principali
Il Comando ha svolto attività di prevenzione e repressione di furti e danneggiamenti di beni culturali in Italia. La mostra di Napoli esplora questo tema, con opere d'arte e reperti archeologici provenienti da siti come Ercolano, Pompei e Stabia. Il libro "I predatori dell'arte perduta" di Fabio Isman racconta episodi di recupero di reperti archeologici illegalmente esportati all'estero. I carabinieri hanno svolto attività di recupero di reperti archeologici, affrontando difficoltà e insuccessi, ma continuando a lavorare per difendere il patrimonio culturale italiano.
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