È uno dei nemici più voraci e pericolosi dell'arte. Un insetto piccolo piccolo, capace di «masticare» libri e danneggiare dipinti. È il tarlo, tormento degli Uffizi, tanto che la galleria ha messo su una commissione di esperti che da otto mesi lavora alacremente (e continuerà a farlo a ciclo continuo) per difendere i capolavori da questa terribile minaccia. «Ma non solo spiega il direttore degli Uffizi Antonio Natali l'obiettivo è allargare il campo a trecentosessanta gradi. Attrezzarsi per difendere non solo le opere d'arte ma tutto il legno custodito in galleria ». E non è cosa da poco. Ad essere costantemente monitorate e, all'occorrenza curate, saranno sia le tavole dipinte, le strutture delle tele, le cornici e le sculture lignee (quelle custodite in galleria e quelle dei depositi) ma anche le panche, i cassoni e le porte, fino agli infissi delle finestre. La guerra è dichiarata e il gruppo schierato è composto dai professionisti più preparati del settore. A tenere ben salde le redini ci pensano Valentina Conticelli e Francesca De Luca, rispettivamente direttrice del dipartimento del Settecento e del dipartimento del Cinquecento e Seicento. Insieme a loro Angelo Tartuferi (direttore del dipartimento del Medioevo e Quattrocento) e Giovanna Giusti (direttrice del dipartimento dell'Ottocento e contemporanea). Non poteva mancare il sostegno dell'Opificio delle pietre dure, con Isetta Tosini per la sezione di biologia e Roberto Boddi per il reparto di climatologia. E infine un team di restauratori (alcuni dipendenti degli Uffizi, altri consulenti esterni) che intervengono sugli oggetti danneggiati. Una squadra attiva e attrezzata, che dispone anche di una persona incaricata di monitorare costantemente la salute dei legni degli Uffizi, e in caso di infestazione, di dare l'allarme alla commissione e approntare l'intervento. Altro particolare non da poco, perché la tipologia di intervento cambia a seconda del tipo di legno, delle dimensioni dell'oggetto e della vastità dell'attacco. Una volta valutate queste tre variabili si decide come intervenire e si sceglie il prodotto adatto. «È una procedura complessa spiega Valentina Conticelli . Ad esempio per i dipinti piccoli di solito si usa un insetticida spalmato con un pennello. Ma in ciascun caso bisogna valutare con cura lo stato di degrado. Se la segatura prodotta dal tarlo è chiara vuol dire che l'attacco è recente, se invece è più scura significa che l'insetto sta lavorando da più tempo». Su alcune superfici si trova un buchetto qua e là, altre invece sono rosicchiate come forme di groviera. «Una volta in un piccolo dipinto continua Conticelli abbiamo trovato più di trecento fori. Non vuol dire che ci fossero altrettanti tarli, ma che gli animaletti avevano scavato una serie innumerevole di gallerie». Per lavorare sulle opere di dimensioni maggiori, quelle che è meglio non spostare, si procede con due sistemi più articolati. Nel caso dei dipinti di media grandezza, gli insetti muoiono per asfissia. Viene creata una sorta di camera a gas incappucciando l'opera con grandi teli di nailon e utilizzando dei sali di ferro che piano piano, nel giro di trenta giorni, assorbono l'ossigeno. La seconda tipologia di intervento, adoperata sulle opere di maggiori dimensioni o sui quadri di grande importanza, consiste nell'anossia, ovvero nella disidratazione progressiva. «È un lavoro complicato perché non può prescindere dalla ricerca ha spiegato Francesca de Luca come nel caso dell'Incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco, per il quale è stato messo a punto un macchinario per produrre azoto. In grado di debellare gli insetti mantenendo il legno vivo, con temperatura, umidità e pressione costanti ». Ci sono poi da considerare i gusti dei tarli. Sono ghiotti di pioppi e di legni dolci e stagionati. Apprezzano meno il cipresso, il rovere e in genere tutti gli alberi di provenienza equatoriale. Novantasei sono i dipinti disinfestati da settembre ad oggi e altri venti sono nella lista delle priorità, tra cui il Trittico Portinari di Hugo van der Goes. Per risolvere le emergenze ci vorranno almeno tre anni e poi (forse) si potrà passare alla manutenzione ordinaria. Ma quanto costa tutto questo? «Lorenzo Monaco, per esempio, è costato 20 mila euro ha detto Natali . Visto che sono stati sacrificati i fondi destinati al restauro, conto sulla possibilità di pagare gli interventi con i proventi delle mostre. Perché purtroppo è un'operazione tanto indispensabile quanto poco appetibile per i privati. Se lei fosse uno sponsor, preferirebbe finanziare il restauro di un'opera o una disinfestazione?».
FIRENZE - Il tarlo degli Uffizi
L'Uffizi di Firenze è sotto attacco da parte di tarli, che minacciano di danneggiare i capolavori d'arte. La galleria ha messo su una commissione di esperti per difendere i dipinti e le sculture. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, spiega che l'obiettivo è non solo proteggere le opere d'arte, ma anche il legno custodito in galleria. La commissione è composta da professionisti del settore, tra cui Valentina Conticelli, Francesca De Luca, Angelo Tartuferi e Giovanna Giusti. Hanno anche il sostegno dell'Opificio delle pietre dure e di un team di restauratori.
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