Le fondamenta della Fortezza dovranno essere rinforzate con «iniezioni» di cemento per evitare i rischi casuati dal passaggio del tunnel dell'Alta Velocità proprio sotto il complesso mediceo. E aumenta anche, di trenta unità, l'elenco degli edifici a rischio a Firenze per i lavori di scavo di galleria e stazione agli ex Macelli. Queste le «sorprese» contenute nel progetto esecutivo presentato all'Osservatorio ambientale. Nella peggiore delle ipotesi gli edifici a rischio crollo saranno sei, nelle migliore solamente uno. La fondamenta della Fortezza da Basso devono essere rafforzate. Le pesanti mura del '500 potrebbero subire danni per gli scavi del sottoattraversamento dell'Alta Velocità che passerà proprio lì sotto, a ventisette metri. E per questo saranno fatte delle iniezioni di cemento nel terreno fra la galleria della talpa e la base della fortezza medicea. L'operazione salva-Fortezza, già concordata nel 1998 con la soprintendenza, viene confermata nel progetto esecutivo del tunnel Tav all'esame dell'Osservatorio ambientale (l'ente superpartes che si occuperà del monitoraggio). Sono due i punti della Fortezza più vicini alla galleria: il padiglione Cavaniglia e quello Rastriglia. Per raggiungere le loro fondamenta occorre intervenire a distanza. Saranno scavati due pozzi profondi dieci metri, uno in corrispondenza del piazzale di Montelungo, e l'altro nella zona della vasca, dalla parte opposta. Da lì, per raggiungere i padiglioni, partirà orizzontalmente da ogni pozzo una «siringona» che inietterà, a pressione, il cemento. Ma oltre alla Fortezza, si allunga anche la lista degli edifici e delle infrastrutture (ponti e sottopassi) a rischio. Da 159 a 189, trenta strutture in più, a causa dei cambiamenti progettuali per i sistemi di sicurezza in galleria. Le classi di rischio sono quattro. La uno, quella più bassa, identifica gli edifici che potrebbero subire piccole problematiche di dissesto delle superfici esterne ai palazzi e venature; la due, danni agli intonaci, risolvibile con stuccature e verniciature; la tre, danneggiamenti anche strutturali, ma risolvibili; e infine la quattro che ipotizza pericoli per la stabilità delle strutture. Per spiegare quanti edifici rientrino in ciascuna categoria, bisogna addentrarsi in qualche tecnicismo: l'obiettivo, durante lo scavo, è di arrivare a una perdita del volume del terreno del 4 per mille; se così fosse solo un edificio, di proprietà delle Ferrovie, rientrerebbe nella classe 3, gli altri nelle classi 2 e 1. Ma se la perdita di terreno arrivasse al 10 per mille, entrerebbero nella classe 3 sei edifici. Due si trovano su Ponte al Pino, un magazzino e un edificio residenziale (che le Ferrovie vorrebbero comprare). Per quest'ultimo è già previsto il consolidamento. Altri due edifici sono in via Reginaldo Giuliani, un rimessaggio ferroviario e un edificio con residenze (previsto anche qui il consolidamento). Gli ultimi due si trovano in via Cittadella, un magazzino e un palazzo con case e negozi. L'elenco delle strutture a rischio tiene conto sia del tipo di terreno di scavo, sia di come è stato costruito l'edificio. Nel progetto definitivo dovevano essere realizzate due uscite di sicurezza, veri e propri collegamenti fra la galleria e la superficie, in piazza Libertà e Firenze Nova. Nel progetto esecutivo sono scomparse, sostituite da camere con porte antifuoco in galleria, uno ogni 500 metri, che garantiscono l'isolamento in caso di pericolo. Intanto dalla prossima settimana saranno consegnati alle ditte i lavori per le opere propedeutiche.