Presentato da Legambiente il dossier dell'illegalità che non conosce crisi ROMA Messo uno sopra l'altro fanno una montagna. Il monte della mondezza o del rifiuto, potremmo ribattezzarlo. Una vetta di 3.100 metri con una base di 3 ettari, alta quasi quanto l'Etna. Perché se c'è una cosa che non risente affatto della crisi, quella è l'ecomafia. Che anzi, in tempi di magra, rafforza il suo potere criminale con numeri da capogiro: circa 7 miliardi di euro di fatturato (erano 4,5 miliardi nel 2007) per 25.776 ecoreati accertati, quasi 71 al giorno, uno ogni venti minuti. La denuncia è tutta nero su bianco nel rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato ieri a Roma. Un business senza precedenti per la Rifiuti S.p.a. che solo nel 2008 ha incassato 20,5 miliardi tra abusivismo edilizio, traffico di rifiuti e saccheggio dell'ambiente. Ad indossare la maglia nera è, ancora una volta, la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7 sul totale nazionale) e ben 63 arresti solo nell'ultimo anno. Negli ultimi tre anni, si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere. 520 mila tir avanti e indietro a scaricare il loro contenuto nelle campagne napoletane, nell'entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano, del beneventano e dell'avellinese. Ma è tutto il Sud nella morsa dell'illegalità. C'è la Puglia (seconda) con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri e 15 arresti. Terza la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e ben 11 arresti. Al Nord il primato è del Piemonte. Altro tasto dolente è l'abusivismo edilizio. Lo scorso anno ruspe e betoniere hanno partorito oltre 28 mila nuove unità irregolari. Secondo il rapporto di Legambiente sul fenomeno hanno influito «le aspettative nei confronti del governo e la percezione di un atteggiamento più possibilista nei confronti di "chi fa"». A fare la voce grossa, anche qui, è la Campania. In generale il cemento è il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attività criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67 dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per il mattone abusivo. Che però non risparmia neppure le località di pregio, a cominciare dalle costiere (amalfitana e cilentana) e dall'area dei templi di Paestum, come a Ischia, l'isola leader della cementificazione selvaggia, dove gli abusivi hanno incontrato un alleato d'eccezione nel vescovo che ha lanciato un appello alla procura perché si eviti «il legalismo esasperato», sospendendo gli abbattimenti in attesa del temuto Piano Casa del governo. Ma anche se il cielo sopra l'Italia è sempre meno blu, non tutto è da buttare. Un dato positivo c'è, e sta nella lotta all'illegalità messa in campo dalle Forze dell'ordine. Lo sottolinea anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano in una lettera inviata al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dozza, nella quale evidenzia «con soddisfazione» il quadro dei risultati delle attività di prevenzione e repressione. Nel 2008 sono infatti aumentati gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (13,3) e i sequestri dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (6,6). Ma si può fare di più. Il procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, intervenendo ieri alla presentazione del rapporto, ha chiesto maggiore chiarezza, creando una sorta di «osservatorio nazionale sulle ecomafie che può svolgere anche il mio ufficio perché non tutte le indagini sono avviate come indagini relative alle ecomafie». Dietro l'ecomafia si è infatti creato un sistema, ha sottolineato Grasso, che «cerca di sfruttare questa situazione» per questo è necessario avere «più strumenti sia scientifici che giuridici».