Ignorata un'area da bonificare. Ex Impregilo L'AQUILA. Girano per le colline intorno all'Aquila, armati di mappe e di direttive riservate della protezione civile. Sono geologi ed ingegneri, alla caccia in questi giorni dei luoghi ideali per la costruzione delle new town. Accade anche che le mappe siano talmente vecchie che non riportano le case costruite negli ultimi quindici anni. A Piana di Roio, a una decina di chilometri dalla città, le squadre di Bertolaso cercavano due ettari liberi, ma si sono trovati davanti gli edifici di chi abita lì da sempre. L'Aquila, a un mese del terremoto, sta scoprendo poco a poco quanto sia lontano quel governo che ha promesso soluzioni magnifiche, bacchette magiche e case che nascono con uno schiocco di dita. Non possono divorziare, gli aquilani, dal premier, se lo devono tenere, ed hanno così deciso di alzare la voce, per chiedere almeno rispetto. Il piatto del dopoterremoto è terribilmente vuoto, ormai la richiesta di aumentare gli stanziamenti viene da tutti. Ma quello che è difficile da accettare è voler decidere tutto senza conoscere quel territorio, così particolare, fatto di montagne, di tradizioni orgogliose. Ma anche di pezzi di industrializzazione abbandonati, di industrie che hanno chiuso i battenti, in una crisi che dura da decenni. Salendo verso il Gran Sasso, passando per la città di Assergi, un vero gioiello in buona parte risparmiato dal terremoto, si vede la valle dove dovrà sorgere un altro dei 14 villaggi di prefabbricati. Una localizzazione decisa - anche in questo caso - guardando le mappe sui tavoli della protezione civile. In consiglio comunale rifondazione comunista aveva chiesto proprio a Bertolaso di intervenire con urgenza su uno dei maggiori depositi di amianto della provincia, usando i soldi dell'emergenza per bonificare l'ex cittadella della Impregilo, per poi costruire lì la new town. «Nessuna risposta - spiega il consigliere Perilli - è iniziato un rimpallo tra il sindaco Cialente e la protezione civile inspiegabile». Così la old town all'amianto farà compagnia alle piastre antisismiche. La vicenda del villaggio Impregilo è illuminante per raccontare la città de L'Aquila. Accanto all'alta tecnologia dei laboratori del Gran Sasso, a pochi metri dal tunnel che taglia la montagna, una trentina di casette a due piani si presentano oggi come il resto della grande commessa dell'Impregilo in Abruzzo. Era il villaggio degli operai che hanno lavorato bucando la montagna, costruendo le caverne che ospitano la fisica d'eccellenza. I tetti - oggi sfaldati - mostrano le fibre di amianto, che la Cogefar-Impresit - il nome della Impregilo all'epoca dei lavori - ha usato massicciamente per isolare le case. Attraverso le porte degli uffici oggi sfondate appaiono ancora i fascicoli tecnici, i libri contabili e documenti abbandonati tra secchi di vernice. Sembra quasi che gli operai, i tecnici e i dirigenti siano fuggiti improvvisamente, abbandonando tutto. Non fu il terremoto, quella volta. Nei primi anni '90 - alla fine dei lavori principali del traforo - arrivarono i licenziamenti, le assemblee infuocate. Nel 1992 c'erano in ballo altri cento miliardi per costruire la terza galleria del Gran Sasso e c'era chi proponeva di usare quei fondi per riconvertire gli operai e per lo sviluppo ecologico. Iniziò, poco dopo, tangentopoli e la società fu travolta dalle indagini di varie procure. L'allora onorevole abruzzese Ricciuti (Dc), venne accusato dalla procura di Milano di aver intascato diverse tangenti proprio dal gruppo Cogefar (che faceva capo alla Fiat). In quei mesi, solo in Abruzzo vennero arrestate 517 persone, coinvolte in quaranta inchieste. Passare nel villaggio Impregilo oggi, con alle spalle L'Aquila distrutta dal terremoto e pensando a quel 50 di subappalti che il governo sta preparando per la ricostruzione, mostra cosa rimane dell'economia d'assalto degli anni '90. Le vicine tendopoli respirano in queste ore le fibre di amianto che escono da questo villaggio pericoloso, che nessuno ha mai bonificato. Da almeno un decennio gli aquilani chiedevano che questa bomba ecologica sparisse, che l'amianto fosse portato in discariche sicure. Ed oggi che i soldi per il terremoto arrivano soprattutto per quei villaggi prefabbricati, hanno provato a spiegare che c'era quella old town da bonificare prima. Ma sulle mappe della protezione civile la voglia di riscattare il territorio - che hanno gli aquilani - non appare. Il governo preferisce fare da solo, anche a costo di scoprire poi case e storie mai segnate sulle sui segrete carte.