Due turisti statunitensi riconsegnano il reperto 25 anni dopo Facile immaginare lo stupore quando ieri nella sede dellApt, si sono visti recapitare la missiva un po "pesantuccia" con dentro il reperto accompagnato da lettera. «Avremmo dovuto farlo molto prima, ma ci scusiamo e restituiamo ciò che abbiamo preso al Colosseo 25 anni fa, affinché torni al luogo cui appartiene», si legge nella "confessione". Poi le spiegazioni: «E una pietra che con mio marito prendemmo come ricordo», scrive la signora che racconta di essersi sentita in colpa ogni volta che, guardando la sua collezione di souvenir raccolti nei viaggi di una vita, le cadeva locchio su quel pezzo sottratto al monumento simbolo di Roma. «Nel corso degli anni ho pensato che se tutti i visitatori di quel bellissimo monumento ne prendessero un pezzo, non ne rimarrebbe più nulla». E il mea culpa finisce con un «fu un gesto egoista e superficiale». La lettera non è firmata. Unico indizio per sapere qualcosa in più degli Arsenio Lupin - in bermuda e Birkenstock - il timbro postale di Greenboro, un paese del North Carolina. «Avranno voluto rimanere anonimi perché spaventati da possibili ripercussioni legali», spiega Federica Alatri che dellAgenzia di promozione del Tuismo è presidente. Oggi, per valutare se si tratti di Anfiteatro o di una mera "patacca", ci sarà un primo esame del reperto concordato tra lassessore regionale al Turismo, Claudio Mancini e il soprintendente archeologico, Angelo Bottini. In partenza anche la doverosa segnalazione allautorità giudiziaria. Se autentica, la storia del ricordino e del pentimento, avrà anche una valenza educativa. «Se il testo della lettera è veritiero afferma lassessore Mancini , lo riprodurremo vicino ai monumenti e nelle guide turistiche della città, per far capire ai turisti quanto sbagliato sia portarsi a casa certi souvenir».