ARTE. Ieri sera sono arrivate a Verona le casse che contengono la cornice in legno, che oggi sarà montata nell'abside restaurata. La pala arriverà lunedì Paola Marini, direttrice di Castelvecchio, entusiasta del lavoro svolto all'Opificio di Firenze Per il restauro ci sono voluti due anni. Lo stesso tempo impiegato dal Mantegna per dipingerla, dal 1457 al 1459. Gli esperti dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze hanno lavorato per 24 mesi con tenacia e determinazione. Con l'apprensione di chi ha nelle mani il destino importante di un pezzo di storia cittadina. Hanno lavorato per 1.500 ore con un unico obiettivo: concludere il restauro a tempo di record. Ora il lavoro è finito e la Pala di Andrea Mantegna è pronta per tornare sopra l'altare della basilica di San Zeno. Le tavole dipinte lasceranno i laboratori dell'Opificio lunedì prossimo e raggiungeranno Verona sotto scorta armata. Tre giorni per posizionarla dietro l'altare e sistemare tutto in attesa del 21 maggio, festa del patrono, quando sarà visibile a tutti. Ma una parte dell'opera monumentale ha già fatto ritorno a casa. Ieri sera sono arrivate le casse che contengono la cornice in legno. Entro oggi sarà montata nell'abside restaurata. Il supporto ligneo presentava seri problemi dovuti al restauro invasivo del 1934, quando lo spessore della tavola fu ridotto da tre centimetri a uno e mezzo. Nei vari spostamenti nel corso dei secoli, la monumentale cornice è stata inoltre rimontata erroneamente. Fu portata in Francia da Napoleone e recuperata all'Italia da Canova, purtroppo senza le predelle, rimaste al Louvre e al Museo di Tours, e sostituite da copie ottocentesche. Tra qualche giorno sarà dunque possibile apprezzare in tutta la sua interezza la stupefacente qualità dell'opera. Dalla brillantezza dei rossi tornati lucenti, ai particolari che non erano più leggibili, come le gemme intorno all'aureola marmorea della Vergine, o quelle che ornano il cesendello veneziano sopra il capo della Madonna (lume di derivazione islamica dove una candela galleggia sull'acqua). L'imponente cornice, che pare risentire degli influssi del Donatello di Padova, è stata ora rimontata in maniera corretta, reintegrata nella doratura, restaurati i decori, completando solo quelli in legno, laddove mancavano dei petali ai rosoni a fiore. «Sono soddisfatto del risultato, è stato un lavoro di squadra dove tutti si sono impegnati al massimo», dice l'architetto Flavio Pachera che con il restauratore Ivan Cristani ha diretto i lavori di restauro dell'abside. E per tutti s'intende la Soprintendenza di Verona, Rovigo e Vicenza, il Comune di Verona e il Museo di Castelvecchio che hanno commissionato il lavoro. E il Banco Popolare che ha finanziato gli interventi conservativi agli affreschi della parte alta della basilica. Entusiasta anche la direttrice del Museo di Castelvecchio Paola Marini, che ha definito il risultato «stupefacente». «I restauratori dell'Opificio», ha detto, «sono riusciti perfino ad armonizzare le predelle, copie ottocentesche che prima erano troppoì scure, allo splendore della Pala».S.B.
VERONA - Mantegna, restauro stupefacente
Ieri sera sono arrivati a Verona i materiali per il restauro della Pala di Andrea Mantegna, dipinta nel 1457-1459. Il lavoro è stato svolto dall'Opificio delle Pietre dure di Firenze in 24 mesi, con 1.500 ore di lavoro. La cornice in legno è stata rimontata correttamente e le decorazioni sono state restaurate. La pala sarà posizionata dietro l'altare della basilica di San Zeno il 21 maggio. La cornice è stata restaurata dopo aver subito problemi dovuti al restauro del 1934 e aver stato portata in Francia da Napoleone. I restauratori hanno armonizzato le predelle con lo splendore della pala.
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