Occorre uno sforzo di fantasia per immaginare due top manager firmare un accordo commerciale indossando un gonnellino di plissè. Ma se la moda maschile, così com'era nell'Egitto dei faraoni, avesse avuto una qualche continuità temporale con l'attualità, non ce ne saremmo stupiti più di tanto: la gonna a pieghe - allora - era rispettabilissima, per essere precisi era addirittura un indumento riservato ai re. Al contrario, per quanto concerne l'abbigliamento femminile, in questi millenni i cambiamenti non sono stati abissali. È vero, le donne hanno finalmente conquistato il plissè, gli abiti si sono accorciati ed inoltre per apparire seducenti le signore della buona società non hanno più bisogno di rasarsi il cranio a zero (ancelle e serve potevano tenersi i capelli). Eppure i punti di contatto tra il look all'ombra delle piramidi ed il presente sono più evidenti di quel che si possa pensare. È quanto cerca di mettere alla luce la mostra «Al Museo è di moda l'Egitto», allestita da oggi nella sala del Plastico di Pompei del museo Archeologico Nazionale. Frutto di mesi di ricerche e di lavoro condotto dagli studenti dell'Istituto professionale Isabella d'Este (indirizzo operatore e tecnico della moda) con la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, l'esposizione segna il momento culminante del progetto «Moda museo» che, per il secondo anno, vede una stretta collaborazione tra lo storico istituto napoletano e l'ente museale.c Una prima fase, quella di ricerca, ha condotto gli studenti, a caccia di ispirazione e dati, tra i reperti del Museo archeologico e la biblioteca della Soprintendenza. Quindi è arrivata la fase manuale. «Spediti» ad apprendere l'arte presso la nota sartoria teatrale di Vincenzo Canzanella, i futuri stilisti dell'Isabella d'Este hanno trasformato in abito quanto raccolto e messo giù sulla carta. Tanto per tornare al tema iniziale, hanno imparato ad eseguire un plissè all'antica maniera ed hanno dato vita ad una nutrita serie di lavori. Una parte di quanto fatto rappresenta il corpo centrale della mostra, nella quale - come precisa la professoressa di storia dell'Arte che ha seguito il gruppo di lavoro, Assunta Tarantino, non vengono proposte copie dell'abbigliamento egizio, ma modelli - del tutto attuali - ispirati al tempo. Le divinità femminili e le sovrane, al centro dell'ispirazione per abiti, soprattutto da sera, che rimangono del tutto vestibili. Anche la chicca dell'esposizione, un originale modello realizzato prendendo spunto dalle ali dello scarabeo (animale sacro) mantiene inalterata la sua attualità. Tanto più che i «Valentino» dell'antico Egitto, non avevano certo a disposizione le tecniche ed i materiali odierni, l'ecopelle, il jeans, la plastica, che sono stati ampiamente adoperati dai giovani stilisti. Ad accompagnare il tutto una serie di cappelli-acconciature realizzati da Pietro Viviani (docente del corso di acconciature) prendendo spunto dalle rappresentazioni femminili d'epoca. Mercoledì prossimo, 13 maggio, alle 11,30 tutto questo si animerà nella sfilata che si terrà nella stessa sala del Museo archeologico. Gli abiti e le acconciature troveranno in alcune studentesse le modelle più adatte a valorizzarli. Fino ad allora il lavoro continua con una serie di laboratori pomeridiani, come quello tenuto da Gaylor Jenking, dedicato al portamento ed il laboratorio di make-up, curato da Laura de Stasio che fornirà alle ragazze dell'Isabella D'Este le conoscenze fondamentali per il trucco del viso. Anche questa un'arte che arriva da molto lontano. «Come si dice, non c'è niente di nuovo sotto il sole» spiega Pietro Viviani, che con la collaborazione della figlia Viviana, ha provveduto a coordinare dei copricapo adeguati agli abiti che andranno in passerella. «Certo, le donne di oggi non hanno bisogno di indossare cappelli e parrucche per coprire la testa rasata a zero - conclude - ma tra riscoperte e revival, chissà che anche i cappelli egizi non tornino di moda». Ed in effetti Viviani non ha tutti i torti, le «extensions», ad esempio, o pure le treccine (anche questo spesse volte posticce) possono essere considerate le dirette discendenti di un look che risale a millenni fa.