AGENZIE FISCALI Nella convenzione con l'Economia il dettaglio dei dati sugli immobili pubblici. --------------------------------------- ROMA Più trasparenza nel «contratto di servizi» dell'agenzia del Demanio, che si appresta a fronteggiare una "crisi di vocazioni" di notevoli proporzioni. Quest'anno per la prima volta dalla sua trasformazione in ente pubblico l'Agenzia, diretta da Elisabetta Spitz, ha stipulato con il ministero dell'Economia un «contratto di servizi» triennale (2004-2006). La convenzione 2003 comunque, secondo l'Agenzia, si è chiusa «con il raggiungimento degli obiettivi al 100 per cento». Ma il dato più importante, descritto con chiarezza negli allegati dal contratto, è la situazione dei beni di demanio e patrimonio dello Stato. I beni demaniali in sé e per sé sono solo 2.550 (escluse le coste del demanio marittimo), variamente gestiti e con diversi destinatari delle relative entrate (si veda la tabella qui a fianco). Ma è sul resto dei beni, che costituisce il «patrimonio dello Stato», che il Demanio punta. Soprattutto sul «patrimonio disponibile» vero e proprio, con oltre 6mila terreni, 8mila fabbricati non abitativi e 562 abitativi, gestibili secondo criteri economici. Il resto è, in sostanza, bloccato (cioè «indisponibile»): sono prevalentemente fabbricati abitativi (circa 8mila) affidati agli Iacp e immobili non abitativi (circa 3.200) che servono a ospitare pubbliche amministrazioni. Per questi ultimi sarebbe prevista la possibilità di una dismissione anche in blocco, rimasta però nel limbo. Uno degli aspetti più evidenti del nuovo spirito imprenditoriale è costituito dalle tariffe: per ogni tipo di servizio che verrà chiesto al Demanio, l'Economia pagherà in percentuale o a forfait. Per il 2004 è stato però fissato l'importo massimo di 137,75 milioni, sulla base di un valore «di libro» di 30 miliardi per i beni patrimoniali. Si tratta di un valore assolutamente simbolico, perché il valore di mercato è subordinato alla ricognizione da ultimare entro il 2005. La gestione dei beni patrimoniali, comunque, costerà lo 0,2 (quindi 60 milioni, a fronte di una redditività netta di 39,6), mentre per quella dei beni demaniali c'è un forfait di 20 milioni. Ma per il 2006, ultimato il censimento nel 2005, le entrate potrebbero aumentare di parecchio, dato che i valori di libro sono probabilmente meno della metà di quelli di mercato. E il Demanio comincerà a essere una potenza economica e una miniera d'oro. I problemi, probabilmente transitori, potrebbero nascere dall'esodo dei dipendenti, cui è stata data la possibilità di scegliere se rimanere nel nuovo ente pubblico e o transitare nell' amministrazione finanziaria o ad altra «Pa». «Si tratta di almeno la metà dei dipendenti dice Sebastiano Callipo, segretario generale del sindacato Salfi . E a sostituirli potrebbero essere chiamati stagisti neolaureati e contrattisti con master. Ma ciò che ci preoccupa è la riduzione delle relazioni sindacali a pura forma». Il Demanio, che non quantifica l'"esodo", getta acqua sul fuoco: «L'Agenzia si sta impegnando a fondo per garantire a tutti la possibilità di una ricollocazione al dipartimento delle Politiche fiscali e o in altre amministrazioni. E smentiamo difficoltà di relazioni sindacali».