ROMA Attuare gli sgravi fiscali con la prossima legge finanziaria? L'ipotesi, avanzata dal Governo, non risponde soltanto a ragioni di opportunità politica e parlamentare. Permette infatti di risparmiare cifre consistenti nella "copertura" delle minori entrate. È opportuno, naturalmente, che gli sgravi partano a inizio anno (il 2005, nelle intenzioni del Gabinetto), e dunque insieme con l'entrata in vigore di Finanziaria e bilancio di previsione. Ma c'è dell'altro da tener in conto. Si tratta anche di cogliere una convenienza pratica: la riduzione delle imposte, se inserita nella Finanziaria 2005 e non, per esempio, in un provvedimento autonomo, può essere "coperta" per una parte del suo ammontare e non per l'intero. Il che significa che i sei miliardi di possibili sgravi potrebbero essere compensati del tutto legittimamente, si badi per tre quarti: 4,5 miliardi. E se si aggiunge, a questo sconto sugli oneri di copertura, qualche altro vantaggio contabile, si capisce ancor meglio la convenienza dell'operazione. Anche la Finanziaria, naturalmente, dev'essere coperta: sono passati i tempi in cui con questo strumento si legiferava senza preoccuparsi di trovare compensazione a maggiori spese o a minori entrate. Tuttavia la copertura del Ddl di finanza è legittimamente effettuata anche ricorrendo al maggiore risparmio pubblico, ovvero a ogni miglioramento del saldo tra entrate e spese correnti. Restituire denaro ai contribuenti peggiora, con tutta evidenza, il saldo corrente: e questo aggravio del disavanzo dev'essere coperto. Tuttavia, si può supporre che i contribuenti spendano (e non risparmiilo) il maggior reddito disponibile, concorrendo a sostenere la crescita economica e, indirettamente, contribuendo ad attenuare l'impatto, sul bilancio, dello stesso sconto tributario. Ecco dunque il vantaggio: in luogo di cercare una copertura per tutti i sei miliardi dello sgravio promesso, si può rispettare legge e Costituzione utilizzando una somma inferiore. Inferiore di quanto? Secondo l'Ocse esistono due ipotesi: la prima si basa sull'assunto che la copertura sia ottenuta tagliando la spesa. In questo caso, il Pil crescerebbe nella misura di un quarto dello sgravio. E il deficit ne ritrarrebbe una spinta pari a circa un ottavo. Poca cosa in sé, che però apre la via ad altri tradizionali accorgimenti. Si può ipotizzare sempre in Finanziaria che, in virtù dello stesso sgravio, la tentazione dei contribuenti ad evadere il fisco si riduca. O anche, si possono evocare successi dalla lotta all'evasione, come già alla fine della passata legislatura. Insom-ma, la fantasia dei tecnici dell'Economia può sbrigliarsi. Se invece lo sconto dovesse accompagnarsi a un aumento del deficit, il vantaggio si ridurrebbe di molto. In conclusione: sì a sconti fiscali nella Finanziaria 2005, sì alla loro compensazione con tagli alle spese. Quali? Quelle di investimento. Le spese correnti (stipendi, pensioni, interessi) sono praticamente impossibili da limare. Peccato che le spese in conto capitale siano per loro natura limitate nel tempo, mentre lo sgravio fiscale è permanente. Il bilancio ne esce indebolito. Ma non si può pretendere troppo.