Dopo lUnità dItalia, gli urbanisti di Vittorio Emanuele II (18611878) e di Umberto I (18781900) realizzano una serie di opere architettoniche e di interventi che rinnovano il tessuto urbano di molte città. Il linguaggio artistico prevalente usato - per ricordare la tradizione culturale italiana, unificata nei valori nazionali - è il «neorinascimentale». Lo stile architettonico sul finire dellOttocento riuscì a dare una modernizzazione alle città dellIsola con boulevard e palazzi ma non fu incentivato. A Palermo ledificio simbolo fu la stazione ferroviaria centrale a Caltanissetta il futuro viale Regina Margherita concepito per la passeggiata borghese. Il riassetto urbano doveva corrispondere alla linea conservatrice della tradizione della Destra capeggiata da Francesco Crispi Lo stile Umbertino rispose perfettamente allatteggiamento di conservazione della tradizione e di utilizzazione autarchica dei prodotti italiani voluti dalla classe politica capeggiata dalla Destra storica del siciliano Francesco Crispi. In Sicilia, per motivi storici ed economici, il nuovo stile non venne incentivato. Tuttavia sia nelle grandi città sia in provincia ebbe un effetto di modernizzazione. Caltanissetta da metà Ottocento, grazie alleconomia dello zolfo, vive uno dei suoi momenti più fecondi. Nel 1881 cè un piano di risanamento e ampliamento redatto dallarchitetto Alfonso Barbera. Nasce il nuovo boulevard cittadino per le adunate militari e per il passeggio della nuova borghesia urbana che più tardi prenderà il nome di viale Regina Margherita. In conformità con la legge Luzzatti (1902), nei successivi piani regolatori saranno inseriti quartieri residenziali in stile Umbertino. Le palazzine sono attorniate da giardini e presentano decorazioni a cornice mistilinea che rimarcano le aperture e un breve basamento con pietra locale bocciardata. Altre caratteristiche, luso di inferriate nelle recinzioni e il tetto a padiglione. A Trapani, dopo labbattimento delle mura medievali nel 1862, si crea intorno a piazza Vittorio Emanuele una cerniera tra il centro storico e le espansioni in direzione est verso Erice. Da questa piazza, intorno al 1870, viene tracciato il lungo rettifilo della via Giovanni Battista Fardella, sulla quale sarà impostata la scacchiera delle espansioni moderne. Tra piazza Vittorio e via Fardella saranno costruiti diversi edifici con elementi stilistici umbertini: la stazione presenta nella facciata, nel corpo centrale a doppia elevazione e nelle ali laterali con il solo piano terra, le paraste binate, le aperture ad arco a tutto sesto al pianterreno e i finestroni con semplice timpano rettilineo al piano superiore. Del 1904 è il palazzo DAlì, oggi sede del municipio, che presenta nelle finestre del primo piano delle particolari doppie lunette cieche semicircolari. Le realtà culturali di Siracusa e Agrigento danno poi un contributo determinante al Neoclassico grazie alla riscoperta del patrimonio darcheologia. Ciò determina un uso parziale dello stile Umbertino. Larrivo della ferrovia nel 1869 e la costruzione della Stazione nel 1871 produrranno nella città aretusea pesanti conseguenze che ancora oggi gravano sullorganismo urbano. Tra il 1870 e 1895 vengono sconsideratamente demolite le mura spagnole di Ortigia. E nel 1895, con linterramento e il livellamento del porto dei Tre Ponti, nascerà un nuovo quartiere con impianto a «scacchiera». Ad Agrigento nel 1868 con labbattimento dellantica Porta Ponte (attuale piazza Moro) si stabilisce la nuova direttiva di espansione a sud-est in direzione della Rupe Atenea. Ragusa ed Enna - proclamate province solo nel 1926 - mancarono di edifici di rappresentanza dello stato Umbertino. A Catania ci sono i presupposti per lo sviluppo industriale, grazie alle raffinerie di zolfo e alla produzione agrumaria. Il piano del 1881, dellingegnere Bennardo Gentile Cusa, ha il merito di avere per la prima volta correlato i problemi di risanamento con quelli di ampliamento della città. Riprendendo le due direzioni ortogonali degli assi principali del piano settecentesco, gli ampliamenti sono diretti a nord-est del centro abitato tramite le attuali vie XX settembre e viale Regina Margherita con la contigua piazza Roma. Il piano preparerà le basi per la configurazione della moderna città, interpretando gli interessi fondiari prevalenti. Sulle nuove arterie cittadine vengono edificate, accanto a ville e palazzi Liberty, diverse costruzioni in stile Umbertino, tra le quali si distingue il palazzo delle Poste: iniziato nel 1912 su progetto del giovane e geniale Francesco Fichera, allievo di Ernesto Basile, il palazzo contrappone elementi già Liberty con il basamento bugnato e gli arconi a tutto sesto dellentrata in stile Umbertino. Nel 1869 a Messina viene approvato un piano di ampliamento a sud della città, impostato sullodierno viale San Martino. I lavori del successivo piano regolatore (del 1884) vanno a rilento, anche per la perdita delle funzioni di porto franco. Già lanno successivo al terremoto del 28 dicembre 1908 si stabiliscono norme per la ricostruzione e lingegnere Luigi Borzì redige un nuovo piano regolatore che prevede la riedificazione della città in conformità con le più aggiornate norme igieniche e antisimiche. Tra i primi quartieri di nuova costruzione quello di Mosella ha diversi palazzi in stile Umbertino, ma gli edifici più rappresentativi rimangono la Dogana - prima ricostruzione dopo il terremoto, nel 1911, sullarea del distrutto Palazzo Reale, su progetto di Giuseppe Lo Cascio - e le Poste dellarchitetto senese Vittorio Mariani, che presenta uninteressante soluzione della facciata convessa con ingressi colonnati al piano terra e pseudo-bifore al primo piano. Ma è soprattutto a Palermo che lo stile Umbertino viene utilizzato. Palermo vuole essere pari alle maggiori città italiane, anche se solo nel 1884 si riprendono in mano i temi della pianificazione urbanistica, a seguito dellepidemia di colera. Su incarico del Consiglio comunale nel 1885 Lingegnere Felice Giarrusso appronta un piano di risanamento e di ampliamento. Le linee-guida principali: la costruzione del Teatro Massimo e il taglio di via Roma. Larchitettura Umbertina è rappresentata da diversi palazzi. Ma nella Stazione centrale, in piazza Giulio Cesare, costruita tra il 1879 e il 1886 e ristrutturata dallingegnere Angiolo Mazzoni nel 1930-34, i riferimenti al repertorio romano vignolesco e sangallesco sono più evidenti nelle cornici semicircolari delle aperture e nelladozione dei portici ad arcate per il piano terra. Altre costruzioni umbertine sono edificate a contorno del neoclassico Teatro Politeama di Giuseppe Damiani Almeyda. Tra questi: il lineare palazzo Pagano e il semplice palazzetto Anfossi, oggi demolito, dellarchitetto Raffaele Autore Cardona, entrambi in piazza Castelnuovo, il primo del 1877 e il secondo del 1880. Il volto nuovo di Palermo viene dallEsposizione Nazionale del 1892, con la creazione della via Libertà, vero e proprio boulevard di stampo parigino, per le passeggiate della ricca borghesia palermitana. Nei primi anni del Novecento lungo questo nuovo asse stradale si svilupperanno interi quartieri per le più agiate famiglie. Larchitettura e lurbanistica Umbertina certamente non furono lespressione di una corrente culturale, ma rappresentarono la risposta a unesigenza politica, lasciando comunque un indelebile segno anche nella quasi totalità delle città siciliane che attraverso le scelte architettoniche e urbanistiche tentarono invano di recuperare quel primato geopolitico e culturale avuto durante i regni medievali dei Normanni e degli Svevi. Lo stile Umbertino rispose anche agli interessi del nuovo Stato Italiano, in mano al ceto borghese imprenditoriale. E forse al di là delle intenzioni, contribuì a un rinnovato spirito tecnico e tecnologico già presente in tutta lEuropa.