Aria di crisi alla Fondazione Palazzo Strozzi: visitatori in calo, introiti ridotti. Motivi legittimi per considerarsi in crisi. Le istituzioni culturali però dovrebbero avere criteri diversi nel valutare i loro successi e i loro fallimenti rispetto ad aziende commerciali. Invece, putroppo, oramai da molti anni l'offerta culturale viene valutata come se si vendessero pizze o si producesse un film dei fratelli Vanzina. Si è persa di vista la funzione civica che un museo o un centro d'arte dovrebbero avere in una qualunque città. La crisi di Palazzo Strozzi non è quindi soltanto di visitatori o di incassi ma principalmente d'identità. Con cinque milioni e mezzo di euro per la programmazzione si sarebbe potuto fare molto di più piantando le radici per un'istituzione che con calma avrebbe potuto diventare un punto di riferimento espositivo con un suo specifico percorso. Oggi invece è un semplice contenitore con una serie di mostre ibride a metà fra la contempor aneità e il block buster storico. Cinque milioni e mezzo di euro solo per le mostre equivalgono a tre volte il budget annuale di un museo americano medio grande (Walker Art Center Minneapolis, Museum of Contemporary Art Chicago, SFMoma San Francisco) capace di organizzare una programmazione articolata di almeno tre grandi mostre, piccoli progetti e moltissime attività collaterali. In Italia si vive nell'illusione che spendendo di più si riesca a portare più gente. Non è vero. Non si è ancora capito che il pubblico è molto più aggiornato e curioso di quello che si possa immaginare. La gente visita le mostre non perché attirata dagli specchietti del marketing culturale ma quando le mostre offrono un contenuto interessante, chiaro e di qualità. La mostra su Cezanne organizzata prima della nuova gestione ne è il perfetto esempio con i suoi 250 mila visitatori. Non è stata una mostra economica ma sicuramente era molto precisa. La decisione di ridurre la programmazione, una mostra in meno, da parte della Fondazione Palazzo Strozzi è un cerotto che rischia di produrre un calo ancora maggiore d'interesse. La soluzione non è tagliare il programma, ma fare di più con molto meno. È necessario organizzare un programma veramente specifico, senza l'ansia del numero di visitatori, capace di posizionare la fondazione all'interno di un panorama internazionale. Attualmente Palazzo Strozzi, come un po' tutta la città, non è né carne né pesce. Così come le mostre future, «De Chirico, Magritte , Balthus; Il silenzio del mondo » o «Bronzino; Artista e Poeta ». Non parlo dei loro contenuti, che non conosco, ma della mancanza di filo logico fra di loro che non aggiunge nulla all'identità del luogo. Il problema di Palazzo Strozzi è però il problema di moltissimi altri luoghi a Firenze. Pensiamo a Forte di Belvedere. Abbiamo fantastici contenitori, hardware invidiabili, ma nessuna capacità di riempirli con software, programmi, efficaci e di qualità.