In zona sottoposta a vincolo costruiti 84 appartamenti. Con tanto di permessi: si vuole capire perché siano stati concessi Soprintendenza nel mirino di Roma GRAVINA Un'inchiesta interna al ministero dei Beni culturali per capire la vera storia del tratturo Melfi-Castellaneta, dove nonostante vigesse un vincolo archeologico e paesaggistico, sono stati costruiti qualche anno fa 84 appartamenti. Con una missiva interna del 19 aprile il ministero ha incaricato un suo ispettore "con preghiera di un approfondito esame finalizzato al diretto sopralluogo nei siti in questione e presso le Soprintendenze competenti di cui si dovranno veri-ncare gli interventi e gli atti emessi . Il ministero vuole insomma capire se il soprintendente Giuseppe Andreassi abbia fatto tutto il dovuto oppure se la Soprintendenza abbia "clamorosamente errato" come sostiene il signor Pietro Capone di Gravina nell'esposto da cui lo stesso ministero ha preso spunto prima di inviare 1 ispezione. La vicenda del tratture Melfi-Castellaneta è vecchia di due anni, quando l'allora pubblico ministero della procura di Bari, Rosa Annunziata, aprile indagini per comprendere chi avesse dato le autorizzazioni per costruire in un'area dove non era possibile. Sotto inchiesta finirono quindici amministratori di Gravina, tra cui l'ex sindaco di centrosinistra (la città è attualmente retta da un commissario prefet tizio) Remo Barbi. Il magistrato ordinò il sequestro delle abitazioni. Sequestro che fu annullato dal Tribunale del riesameper poi essere ripristinato da una sentenza della corte di Cassazione dell'agosto del 2002. Ancora da definire è anche la posizione della Soprintendenza archeologica di Tarante che in merito alla costruzione delle abitazioni aveva espresso pareri favorevoli il 6 e l ' 11 novembre del 1998. Eppure la Melfi-Castellaneta è da considerarsi zona di patrimonio storico-archeologico come ha spiegato anche la Cassazione, in quanto passaggio dell'antica transumanza e dunque "da una duplice valenza, quali strade destinate al passaggio del bestiame e quale vestigia e tracce di passata civiltà". I 37.070 metri di cubatura delle costruzioni incriminate si insinuerebbero in quel tratture, largo 111 metri, che determina l'inedificabilità assoluta in tutta la zona circostante. Inoltre tutta la vicenda sul presunto abuso edilizio avrebbe anche un risvolto in "stile Pa-rentopoli": la procura contesta a uno degli indagati, Francesco Soldini, ex consigliere comunale di una Lista civica poi passato ai Ds, di non essersi astenuto quando, in consiglio comunale, si è votato il programma di edilizia residenziale pubblica che ha permesso la realizzazione degli appartamenti. Avrebbe dovuto farlo perché il futuro acquirente dell area era suo cognato, come risulta da una scrittura privata. Nell'intricata vicenda il ministero vuole ora capire il ruolo della Soprintendenza. E lo vuole fare al più presto tanto che nella lettera in cui conferisce l'incarico ispettivo "sollecita l'indagine tenuto conto degli aspetti giudiziali che la materia ha comportato ". Il soprintendente Giuseppe Andreassi figura infatti anche tra gli indagati per l'altro "scandalo" archeologico di Gravina, il par co fantasma di Botromagno dove secondo gli inquirenti sono stati sperperati soldi pubblici. Vicenda che con la storia del tratturo ha molti aspetti in comune. Non fosse altre che per gli attori. La titolare dell'impresa co-struttrice degli 84 appartamenti è infatti Consiglia Ca-puzzi. Ovvero, la presidente del Sidin, il raggruppamento di imprese private socio al 49 per cento del Sidinon, il consorzio che gestiva Botromagno, beneficiario degli investimenti pubblici oggetto di sprechi secondo la procura. A capo del consorzio che gestiva il Parco c'era inoltre Michele Laddaga, indagato anche nella vicenda del tratturo in quanto faceva parte del consiglio comunale che votò a favore del progetto.
Il ministero dei Beni culturali indaga sullo scempio di Gravina
Il ministero dei Beni culturali ha incaricato un ispettore di indagare sulla costruzione di 84 appartamenti in una zona sottoposta a vincolo archeologico e paesaggistico a Gravina. La zona è considerata patrimonio storico-archeologico e il tratturo Melfi-Castellaneta è un passaggio importante per l'antica transumanza. La Soprintendenza archeologica di Tarante aveva espresso pareri favorevoli alla costruzione, ma il ministero vuole capire se ci sia stato un errore. La vicenda è legata anche a un altro "scandalo" archeologico di Gravina, il parco fantasma di Botromagno, e a un'inchiesta sulla corruzione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo