VENEZIA «Mi rendo conto che episodi come quello del maxicartellone pubblicitario sulla facciata della chiesa di San Simeon Piccolo provocano sconcerto, senso di inadeguatezza, superamento della misura. I luoghi di culto non vanno dissacrati», nota il filosofo veneziano, Massimo Donà. Tuttavia, fatta questa considerazione, il suo è un approccio laico e disincantato al problema. «Occorre avere la consapevolezza che il mondo contemporaneo vive di denaro», dice. E quindi? «Non ha senso fare le anime belle risponde Donà . Venezia ha bisogno di tanto denaro. Paradossalmente, il cosiddetto Dio denaro serve per tenere in vita, al meglio, anche i luoghi autenticamente divini. In questo contesto, i limiti si superano facilmente». Il punto è proprio questo. Fermarsi prima. «Credo che sia quasi impossibile; il processo è inarrestabile. Vale per il campo economico-finanziario così come per quello tecnico-scientifico». Ma se volessimo provarci, professore, quale potrebbe essere la ricetta? «L'unico modo è far comprendere a chi fa business che il rispetto è più conveniente della provocazione. L'andare oltre, infatti, può produrre un effetto boomerang ».