Dal marzo scorso una megapubblicità, firmata Roccobarocco, mette in bella vista due gambe, una borsetta e un paio di scarpe. Normalità dei tempi d'oggi se non comparisse sulla facciata della chiesa di San Simeon Piccolo, dirimpetto alla stazione ferroviaria. In quella chiesa ogni domenica viene celebrata la messa preconciliare in latino. Monsignor Antonio Meneguolo del Patriarcato grida: «E' uno scandalo». E, scagliandosi contro la Soprintendenza: «Quella megapubblicità è mostruosa e immorale. Noi non c'entriamo nulla. L'ha autorizzata la Soprintendenza stipulando un contratto. Ne è nato un contenzioso. Il danno morale da noi subìto è grave». A nome della Diocesi il sacerdote ha più volte affermato: «Cercar soldi con la pubblicità è squallido». Adesso incalza: «E c'è di peggio. Il contratto è scaduto lo scorso 31 marzo. Significa che la ditta si sta facendo pubblicità gratuitamente». La Soprintendenza mal sopporta le rimostranze di monsignor Meneguolo. La responsabile, Renata Codello, ribatte: «Mi dispiace tanto, ma noi non abbiamo mai autorizzato quella pubblicità». Infatti la soprintendente si è rivolta alla polizia municipale. Il comandante Marco Agostini spiega: «A seguito della denuncia abbiamo avviato due procedimenti, l'uno finalizzato al pagamento di una multa quantificabile in cinquanta euro, l'altro alla rimozione del cartellone pubblicitario con la conseguente spesa di qualche migliaio di euro. Quest'ultimo iter burocratico, di competenza della Direzione Tributi, si concluderà presumibilmente entro il 15 maggio». Sintetizza monsignor Meneguolo: «L'ammontare della multa, cinquanta euro, è una cifra davvero ridicola e certamente non sarà devoluta a noi». Le parole del sacerdote aprono altre polemiche. L'architetto Codello ricorda alla Curia la continua difficoltà di reperimento dei fondi per restaurare edifici d'arte. In particolare la soprintendente replica al delegato diocesano: «Non può permettersi di criticare così l'operato di un ente pubblico. La cosa scandalosa è che non siamo noi a volere la pubblicità. Benvengano le sponsorizzazioni, unico mezzo che ci permette di restaurare gli edifici. Se la diocesi mi mette a disposizione fondi propri, tolgo qualsiasi pubblicità. Di certo non potevamo abbandonare a se stessa San Simeon Piccolo, lasciata proprio dalla Curia transennata per anni con una facciata che veniva giù a pezzi. Là il Patriarcato non ha mai tirato fuori un euro. La Chiesa, ribadisco, è della Curia e noi mettiamo i soldi». Poi sul recente scempio a Torcello chiede al monsignore: «Perché vuol mettere le macchinette per la distribuzione di bibite e panini dentro la Basilica? Non si può predicare bene e razzolare male». In città ci sono numerosi esempi di «interventi disinvolti e scorretti». La soprintendente ne ricorda alcuni, già segnalati a suo tempo: «L'altare, la cattedra marmorea e il leggio nella chiesa di Santo Stefano; l'organo nuovo nella chiesa di San Salvador, da noi mai autorizzato. Ricordo che l'introito dell'otto per mille per i beni culturali della Chiesa è dieci volte maggiore di quello assegnato ai beni culturali dello Stato».
VENEZIA - San Simeon, pubblicità multata La Curia: Manifesto immorale
Monsignor Antonio Meneguolo, del Patriarcato, ha denunciato una megapubblicità sulla facciata della chiesa di San Simeon Piccolo, vicino alla stazione ferroviaria, che mostra due gambe, una borsetta e un paio di scarpe. La Soprintendenza ha autorizzato la pubblicità con un contratto. Il contratto è scaduto lo scorso 31 marzo, ma la Soprintendenza non ha rimossa il cartellone. Il comandante Marco Agostini ha avviato due procedimenti, uno per il pagamento di una multa di 50 euro e l'altro per la rimozione del cartellone. La Soprintendenza ha affermato di non aver autorizzato la pubblicità.
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