La situazione dei servizi museali (ristoranti, caffettene, librerie, punti di accoglienza) «appare disorganica», frutto del «sovrapporsi di norme, regolamenti e circolari». Ne deriva «l'irregolarità della maggior parte delle concessioni attivate presso i luoghi di cultura per la gestione» di quei servizi, «siano esse in regime di proroga eo rinnovo anche tacito». Sono state, infatti, disattese le disposizioni sui contratti pubblici, in particolare quelle europee, con buona pace del principio generale di trasparenza e dell'obbligo di pubblicità che deriva dalle disposizioni del Trattato. I nuovi rilievi alla già difficile situazione dei servizi aggiuntivi con concessioni scadute ormai da tempo, nuovi bandi di gara bioccati dai ricorsi ai giudidi amministrativi, regole ministeriali che si rincorrono sono arrivati dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, che ha svolto un'istruttoria sul modo in cui sono state finora affidate ai privati le gestioni dei punti vendita e di ristoro dei luoghi d'arte. Le attenzioni dell'Autorità si sono, inparticolare, appuntate sulle gestioni scadute, che sono la maggior parte: su 72 concessioni attivate dalle soprintendenze, infatti, 64 sono in regime di proroga o di rinnovo tacito, sei sono in scadenza e due sono state oggetto di una nuova gara. A indurre l'Autorità a controllare il settore è stato un esposto di Confcultura, l'associazione che raggruppa gran parte dei concessionari privati dei servizi aggiuntivi, che si è lamentata delle carenze riscontrate in alcune procedure di gara e della mancanza di uniformità nell'applicazione delle regole. Un esempio è rappresentato dalla durata del rapporto di concessione, che in origine era di quattro anni, rinnovabili per non pi di due volte (per un massimo, dunque, di dodici anni). Dopodiché, la circolare del ministero dei Beni culturali 131 del 2005 ha previsto una durata di nove anni. Tre anni dopo per effetto del decreto dei Beni culturali 29 gennaio 2008 si è ritornati alla formula dei quattro anni, rinnovabili, per , una sola volta. L'accavallarsi delle regole e la mancanza di indicazioni omogenee hanno contribuito ad alimentare il caos. Al riguardo, le parole dell'Autorità non possono essere pi esplicite: «nel predisporre i bandi digara, i vari direttori regionali e i soprintendenti operano interpretando la normativa di settore e le varie circolari emanate in mancanza di un chiaro e univoco orientamento». Il ministero, nel frattempo, ha cercato di correre ai ripari con un'ulteriore circolare, inviata di recente alle soprintendenze e con la quale si spiega come interpretare e applicare le regole sui servizi museali. E a proposito della durata della concessione, si sottolinea che quella ordinaria è di quattro anni, rinnovabili per una volta, ma «deve essere interpretata in modo da evitare che si ponga in contrasto con i princìpi comunitari e le disposizioni nazionali in materia di limiti alla rinnovazione dei contratti pubblici e di divieto di rinnovazione tacita». Dunque, la formula dei 4 anni più altri 4 può anche essere sostituita, nei bandi di gara, da quella di 8anni, salvo verifica intermedia allo scadere del primo quadriennio. Non basta. Si tratta, precisa la circolare, di in dicazioni che hanno un valore di massima: niente, pertanto, vieta «la previsione di periodi pi lunghi (nove, dieci, dodici anni eccetera), sempre che tale previsione si fondi su solide basi istruttorie e motivazionali». I concessionari non ci stanno e anche su altri aspetti esaminati dalla circolare (per esempio, le gestioni integrate di pi luoghi d'arte) invocano disposizioni chiare e pi stringenti delle interpretazioni affidate a una circolare. La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa.
Servizi nei musei: proroghe irregolari sulle concessioni
La situazione dei servizi museali è disorganica a causa del sovrapporsi di norme, regolamenti e circolari. Le concessioni per la gestione di questi servizi sono spesso in regime di proroga o rinnovo tacito, il che deriva dalla mancanza di indicazioni omogenee. L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha svolto un'istruttoria sul settore e ha trovato carenze nella gestione delle concessioni scadute. Concfultura, l'associazione dei concessionari privati, ha denunciato le carenze nelle procedure di gara e la mancanza di uniformità nell'applicazione delle regole.
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