Le stanze del Vate Sulle porte delle nuove sale restaurate al piano nobile di palazzo Altemps campeggia un imponente monogramma con le iniziali GM avvinghiate in decorazioni liberty: Gabriele e Maria. Lui è D'Annunzio, il Vate. Lei è Maria Hardouin, duchessa di Gallese, erede della famiglia Altemps e unica moglie del poeta. Una storia poco nota, che si è persa nel fiume delle avventure galanti vissute da D'Annunzio, ma avvincente come una soap opera d'antan. Le nozze tra Maria e Gabriele furono celebrate il 28 luglio 1883 nella chiesina del palazzo, accolte con soddisfazione dalla madre della sposa e osteggiate violentemente dal padre, Giulio Hardouin. Sottufficiale degli Ussari francesi, l'Hardouin era arrivato a Roma nel 1849 e aveva sposato in prime nozze la duchessa Lucrezia Altemps e alla sua morte prematura era rimasto erede dei beni di famiglia, tra i quali il palazzo nei pressi di piazza Navona. Poco dopo si unì in seconde nozze con Natalia Lezzani, che diede alla luce Maria il 30 gennaio 1864. Fu Natalia, che amava circondarsi di artisti e scrittori, ad accogliere nella sua cerchia il giovanissimo D'Annunzio e a nominarlo precettore della figlia. Dopo pochi giorni tutta la città mormorava sugli incontri notturni tra la bella Maria diciannovenne e lo sconosciuto letterato appena arrivato dall'Abruzzo. Pettegolezzi che divennero scandalo conclamato quando il poeta pubblicò «Il peccato di maggio», componimento in versi dedicato alla prima notte d'amore tra lui e la ragazza. I due volevano sposarsi, ma Giulio Hardouin era furibondo: considerava D'Annunzio un arrampicatore sociale e mai avrebbe acconsentito alle nozze. Agli innamorati non restava che la «fuitina »: il 28 giugno 1883 partirono dalla Stazione Termini diretti a Firenze, dove trascorsero una notte in albergo, prima di essere raggiunti e riportati a Roma. Costretto a dare il consenso al matrimonio, anche a causa dell'ormai evidente gravidanza della figlia, l'Hardouin non si presentò alla cerimonia, che si svolse in forma privata, con pochissimi invitati, tra i quali la scrittrice Matilde Serao, amica di Maria e del pittore Francesco Paolo Michetti, testimone di D'Annunzio. Il matrimonio, nonostante la nascita di tre figli, entrò rapidamente in crisi a causa dei ripetuti tradimenti del Vate, che spinsero Maria a tentare il suicidio. Nel 1899 avvenne la separazione ufficiale. Tuttavia, malgrado le innumerevoli relazioni sentimentali di D'Annunzio, il rapporto con Maria fu alla fine quello più duraturo. Negli ultimi anni di vita del poeta, ci fu persino un riavvicinamento: lei si trasferì a Villa Mirabella, una dependance del Vittoriale, e ai funerali di Stato del Vate, il 12 marzo 1938, accompagnò il feretro in veste di moglie ufficiale al braccio di Mussolini. Della loro storia, sono rimasti a Palazzo Altemps i monogranmmi dipinti sulle porte e le decorazioni a rosone sui soffititi a cassettone, rifatti alla fine dell'Ottocento quando l'appartamentino di quattro stanze fu assegnato al giovane sposo di Maria. Ora queste sale, insieme a una quinta che appartiene alla residenza destinata verso la fine del Cinquecento a Roberto Altemps, sono state riaperte al pubblico: le prime ospitano la raccolta egizia, che riunisce reperti provenienti sia da luoghi sacri aperti al pubblico dell'antica Roma, sia da residenze private. La quinta sala è destinata alla collezione Mattei. Tra le opere esposte, una bella statua in diorite del bue sacro Api proveniente dalla raccolta Brancaccio, i ritratti dei sacerdoti di Iside con la testa rasata e un ciuffo di lunghi capelli sul lato destro del cranio, il cosiddetto «ciuffo di Horus» che caratterizzava i giovani adepti della dea egizia. Nella Sala delle Dee madri si può ammirare anche la bella testa di Artemide Efesia, ritrovata due mesi fa sotto il manto stradale in via Marmorata, durante i lavori di manutenzione della rete tramviaria. Nella quinta sala, una testa di filosofo, due ritratti di Giulio Cesare, uno di Vespasiano e l'importante sarcofago con il mito delle origini di Roma, provenienti dalla famosa collezione Mattei di Villa Celimontana, completano l'esposizione in palazzo Altemps della importante raccolta già esposta in parte nei portici del piano terreno.