Marco Muller ha firmato con la Biennale il contratto per dirigere il settore cinema e organizzare la Mostra del Lido. Superate le perplessità, chiarite le problematiche relative al conflitto di interessi, il consiglio di amministrazione ha dato il via libera e Muller ha potuto illustrare ai consiglieri le linee programmatiche entro le quali intende svolgere la sua attività. Soddisfatto il presidente Davide Croff. Muller, per tutta la durata del mandato che avrà durata quadriennale, sospenderà qualsiasi attività come produttore. Per oggi è annunciata la conferenza stampa nel corso della quale sarà svelato il volto della prossima Mostra del cinema al Lido di Venezia. Accordo doveva essere, e accordo è stato, fra il nuovo direttore della 61 esima Mostra del Cinema di Venezia, Marco Muller, e i suoi "committenti" della Biennale. Alla "veneziana", magari, con qualche compromesso, qualche sacrificio e un'assenza strategica (quella di Galan o del suo rappresentante, Riva), ma alla fine il contratto è stato firmato: nessuno evidentemente a questo punto poteva assumersi la responsabilità di mettere definitivamente in discussione lo svolgimento della rassegna cinematografica. E così alla fine tutti i protagonisti si sono detti soddisfatti, assicurando anche di non aver nemmeno dovuto turarsi il naso. Anzi, il presidente Davide Croff ha potuto dichiarare di essere «molto soddisfatto per aver sciolto in modo brillante e chiaro il tema sollevato della incompatibilità». L'accordo era stato messo a punto dall'ufficio legale della Biennale e sottoposto al vaglio di due autorevoli giuristi: esso prevede che Muller, in cambio della nomina alla direzione (quadriennale, ma con verifica a settembre), riduca al di sotto del 20 consentito dalla legge la sua partecipazione nelle società che hanno in qualche modo a che fare con il cinema (non solo la Downtown, quindi, ma anche la svizzera "Riforma Film"); che lasci tutte le cariche e che si impegni a non partecipare alle assemblee o ad esercitare il diritto di voto; che cessi ogni attività di produzione diretta o indiretta; che sospenda ogni accordo con Rai Cinema. Si fosse trattato di Berlusconi, per un conflitto d'interessi un "ninìn" più esteso, avrebbe dovuto sbarazzarsi di Mediaset e di qualche decina di altre aziende... Ma non solo: «Muller dovrà affidare ad un produttore esecutivo - specifica Croff - anche il completamento delle produzioni cinematografiche già in atto (in quanto oggetto di decisioni passate), e tali opere non potranno concorrere alle mostre da lui dirette. Non è che ci siamo accorti di questi problemi a due mesi dalla designazione di Muller - aggiunge poi il presidente - Si trattava in realtà di una questione che ho avuto all'ordine del giorno fin da subito, e che ora è arrivata alla definizione migliore. D'altro canto, siccome la legge dice che il direttore della Mostra dev'essere scelto fra persone del mestiere, è inevitabile finire a scegliere fra un produttore, o un regista o qualche figura analoga». Anche se il buon De Hadeln, inviso al ministro Urbani, a onore del vero non era né l'uno né l'altro. Esaurito il capitolo contratto, il Cda (presenti oltre a Croff, il sindaco Paolo Costa, il rappresentante della Provincia Amerigo Restucci e quello del Ministero Bruno Dalla Ragione) è passato ad esaminare il programma della Mostra dalla viva voce di Muller, dando vita - assicura il presidente - ad un confronto «approfondito e interessante. Nei 15 giorni intercorsi tra l'ultimo Cda e quello odierno il direttore ha lavorato intensamente, ha approfondito i contenuti e perfezionato i contatti, in Italia e in America. E i risultati si vedono». «Un programma pieno di novità e di aperture - concede infatti anche Restucci, fra i consiglieri più critici - E poi è intenzione del direttore recuperare i materiali storici della Biennale e anche studiare la possibilità di integrarli con quelli di altri settori. Io ho colto con piacere questo punto, perché potrebbe anche essere un segnale importante per la vita culturale della città». Oggi finalmente Muller potrà illustrarlo alla stampa: fra le probabili presenze - scontata quella di Spielberg che il Ministro Urbani vedrebbe bene anche a presiedere la giuria - quella di Gianni Amelio strappato a Cannes, quella di Susanna Tamaro al suo debutto dietro la macchina da presa, forse quella di Michele Placido.