Il sovrintendente replica ai sindacati che hanno chiesto le dimissioni alla prima del "Rigoletto" "In autunno un festival con produzioni autoctone e a prezzi popolari" "Andarmene? Non ne vedo il motivo. Ci sono azioni che fanno parte di un gioco al massacro" "Il sovrintendente Marco Tutino si è dimesso": la notizia la lancia una mail di Enrico Baldotto, sindacalista Fials del Teatro Comunale, da un paio di giorni in pensione ma tra i candidati dellItalia dei Valori alle elezioni comunali. La notizia, in cui Baldotto chiede verifica ai giornalisti in indirizzo della mail, arriva alla mezzanotte tra mercoledì e giovedì. «Non ho nessuna intenzione di farlo, né vedo ragioni per farlo» smentisce categoricamente Marco Tutino. Da dove arriva, allora, sovrintendente Tutino, questa voce? «E un gioco al massacro. Questo la dice lunga sul tipo di sindacalismo dei nostri teatri. Non è unaccusa al sindacato come istituzione, ma in questo caso si tratta di una difesa corporativa che sta superando i limiti della decenza. A Bologna poi il gioco si fa più duro a causa dalla campagna elettorale: cè una strumentalizzazione in atto». Come si è arrivati a questo ulteriore colpo? «A causa di una situazione molto grave che vede il totale smarrimento delle responsabilità e dei ruoli. Cè un cda, ci sono i revisori dei conti, poi i lavoratori e il sindacato. Ognuno deve svolgere il proprio ruolo: è pericoloso impugnare in pubblico funzioni che non spettano a chi promuove azioni di questo genere». Lincerta partecipazione dellorchestra del Comunale al Rossini Opera Festival è lultima patata bollente. E poi ecco cancellato il progetto che vedeva per lautunno la collaborazione tra Bologna e Parma per un allestimento di «Un ballo in maschera». Come mai il Comunale continua a perdere pezzi di programmazione? «Perchè siamo in una situazione molto grave quanto a risorse di cassa, mentre è positiva la situazione patrimoniale, non solo per il recente conferimento del Manzoni da parte del Comune, ma anche per una serie di azioni che stiamo conducendo in queste settimane e di cui daremo presto conto. Continuiamo ad avere problemi di cassa perchè la crisi del Comunale è antica. Davanti a questa situazione, anche i revisori dei conti hanno giudicato inopportuno spendere 90mila euro per il trasferimento dellorchestra a Pesaro. I patti col festival erano chiari: quella spesa toccava a noi. Anche dal punto di vista personale, per me è stata una decisione difficile: sono molto legato a Pesaro e al suo sovrintendente. Per questo non dispero che allultimo si possano trovare i soldi». E il progetto autunnale con Parma? «Era unottima idea che io e Meli cercheremo di fare in futuro. Oltre alla situazione economica, però, non cè stata la volontà politica e Parma si è tirata indietro». Presenterete la prossima stagione a giugno come sempre? «Sì. La stagione comincerà, come già annunciato, a gennaio. Per allinearci anche con il calendario del bilancio. Per lautunno pensiamo a una sorta di festival: produzioni autoctone, in economia, fatte in gran parte con la Scuola dellOpera, fruibili e a prezzi popolari per il pubblico, opera, sinfonica, balletto, musical, musica contemporanea. Dora in poi la stagione sarà divisa in due: allinizio dellanno quella tradizionale, poi il festival dautunno».