Assurdo il progetto per costruire campi di football davanti al monumento romano Finalmente sapremo a che cosa servono ruderi inutili e ingombranti come il Colosseo, lArco di Costantino, il tempio di Venere e Roma. Il momento della verità è arrivato, e a quel che pare dobbiamo esserne grati al Comune di Roma. Quello stupido e noioso pietrame grigiastro verrà finalmente messo a buon frutto: le finali della Champions League saranno allietate da campi di erba sintetica a ridosso del Colosseo, larco di Costantino in asse con una delle porte del rettangolo verde. Intorno, stand gastronomici, grappoli di gabinetti chimici, megaschermi con pubblicità, son et lumière, e "unazione di guerrilla marketing". Finalmente un po di modernità, finalmente sconfitti i nostalgici che vedono nella tutela dei monumenti un dovere civile. Che importa se i 200 mila tifosi previsti, compresi gli hooligans, dovessero danneggiare quel vecchiume? Questo ennesimo episodio di barbarica incuria non è isolato. Predichiamo contro linquinamento ambientale, e dimentichiamo che la stessa battaglia va combattuta contro linquinamento acustico e visivo. Ci parliamo addosso sulla bellezza delle nostre città, sulla ricchezza monumentale dei nostri centri storici, sulle migliaia di anni di storia di cui ci vantiamo di essere eredi: e nelle piazze più belle portiamo impunemente folle rumorose che ne deturpano limmagine e ne inquinano la percezione. Non riusciamo più a "vedere" i nostri palazzi e le nostre chiese, i templi e gli archi e gli anfiteatri: sempre più spesso ridotti a comodo fondale per inscenare spot o spettacolini dogni sorta. Abbiamo dimenticato facilmente gli orrori del concerto dei Pink Floyd a piazza San Marco ventanni fa, con danni molto più costosi degli introiti. Non vogliamo sentirci dire che la bellezza delle nostre città è fragile, va protetta con la cura amorevole delle generazioni passate: preferiamo accorciarne la vita, accecando la memoria storica per meschini guadagni immediati, senza nemmeno un pensiero ai posteri. Inutile accusare sindaci, assessori, soprintendenti: se non sappiamo levare la nostra voce, siamo tutti colpevoli. Roma poi è un caso speciale. È il sito archeologico più vasto del mondo, e fra i più importanti. Contiene memorie storiche uniche. Impone una sfida senza pari: conservare per il mondo un patrimonio che è di tutto il mondo, e farlo con gli strumenti di un solo Paese. Titolare di questo compito straordinario devessere lo Stato o il Comune? Cè una sola risposta possibile: tutte le istituzioni pubbliche devono far convergere i propri sforzi, perché quanto accade a Roma è sotto gli occhi del mondo. Perciò largomento "il Colosseo è dello Stato, la piazza è del Comune" è spazzatura. I monumenti non sono soprammobili, esistono nel loro contesto: è il contesto che va protetto, e i monumenti con esso. A questo alto dovere il Comune è tenuto non meno dello Stato. Nei mesi scorsi si è svolta una diatriba sul commissariamento della Soprintendenza archeologica di Roma, affidato a Guido Bertolaso, che si è da poco dimesso perché sa bene che il suo posto è in Abruzzo. Molti si sono chiesti che cosa ci stesse a fare un esperto di protezione civile come commissario dellarcheologia di Roma. Il danno allimmagine della città e i probabili danni ai monumenti che ci sta per ammannire la kermesse calcistica in arrivo sono, e saranno, una vera emergenza. Che fosse questa la vera ragione del commissariamento, il disastro non tellurico ma umano a cui Bertolaso doveva porre riparo?
ROMA - Colosseo, la storia presa a calci. Così si perde la partita della memoria
Il Comune di Roma ha deciso di costruire campi di football davanti al Colosseo, utilizzando erba sintetica. Questo ha suscitato critiche per la presenza di tifosi e per il potenziale danno ai monumenti. Il testo critica la decisione e sostiene che la bellezza delle città è fragile e deve essere protetta. Si lamenta della mancanza di cura e amore per la memoria storica e per il patrimonio culturale. Il testo sostiene che il Comune e lo Stato devono lavorare insieme per proteggere i monumenti e il contesto in cui si trovano. La decisione di costruire i campi di football è vista come un esempio di barbarie e di incuria.
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