«Non solo Rinascimento», potrebbe essere il nuovo slogan adottato dal Comune in vista di una nuova campagna promozionale turistica. Firenze avrà il suo sito archeologico nel centro storico, proprio in Palazzo Vecchio, cuore pubblico e istituzionale cittadino e prima tappa del futuro Museo della Città che troverà la sua sede principale, secondo quanto annunciato nei mesi scorsi, negli spazi delle Leo poldine di Santa Maria Novella. Gli scavi compiuti nei sotterranei del palazzo comunale, a partire dal '98, fino a cinque metri sotto il livello della strada, avevano già consentito di svelare la stratificazione urbana di due millenni di storia che, oltre al teatro romano del I secolo d. C. scoperto nel 1934, comprendono una porzione di città medievale (una piazza con un pozzo, tracce di fognature e le fondamenta di una casa torre) edificata sulle fondazioni antiche, precisamente sopra la cavea del teatro, e infine otto metri di pavimentazione appartenenti a una strada medievale orientata in dire zione nord-sud. Ma solo ieri è stata data la notizia di una nuova scoperta: dieci metri appartenenti a una strada maestra databile intorno alla metà del XIII secolo, dunque in piena età comunale e in concomitanza con la distinzione del quartiere degli Uberti, che confermerebbe la presenza di una viabilità primaria all'interno di quel dedalo di vicoli tortuosi tipici dell'urbanistica medievale. La strada è trasversale, larga 4 metri, orientata in direzione est-ovest verso Arezzo e, si presume, più importante rispetto a quella emersa precedentemente. I dati storici e geologici andranno ulteriormente verificati ma tanno già pensare che l'espressione "autostrada romana" utilizzata dall'assessore Simone Siliani non sia solo metaforica. A più riprese, durante i sopralluoghi compiuti ieri, si è fallo riferimento al tracciato viario romano e alla possibilità che, scavando ancora, possano emergere informazioni interessanti sulla stratificazione cittadina nei cosiddetti secoli bui esili rapporto con il suo passato urbanistico. (Questo, l'esito della seconda fase di lavori iniziata nel gennaio scorso e riguardante il primo lotto di interventi sui 350 mq del seminterrato, coincidenti con gli ex uffici dell'ana-grafe e alcuni depositi, per un costo totale di 770 mila euro sostenuto dal Comune. La chiusura del cantiere è prevista per il dicembre del prossimo anno ma potrebbe slittare in vista di ulteriori scoperte che richiedono l'intervento della soprintendenza archeologica. E l'ultimo tesoro emerso, è già oggetto di una diatriba interna allo staff che opera al progetto. L'identificazione della pavimentazione con una strada, fruito delle valutazioni compiute dalla soprintendenza, rappresentata per l'occasione da Monica Salvini, è divenuta oggetto di critiche da parte dall'architetto Ugo Muccini, dirigente della Fabbrica di Palazzo Vecchio. «Quella pavimentazione può essere benissimo una viabilità ma può anche appartenere a una loggia medievale - ha spiegato Muccini -. lì se è vero il primo caso, allora si tratta di viabilità interna alle mura, non di una strada che conduce fuori città. Ma è comunque strano, perché all'epoca le strade erano piccole per ragioni di difesa e la città era una casbah: l'Oriente non ci insegna nulla. I pilastri e i pinnacoli hanno uno spessore limitato di muratura e, a mio avviso, indicano la presenza di una loggia. E poi chi lo dice che la viabilità medievale corrispondesse con quella romana? - ha proseguito l'architetto -. I romani adottavano una struttura militare ma nel medioevo c'erano altri criteri». A chi ha ribattuto sostenendo che la quota della via maestra è la stessa delle strada nord-sud, l'architetto ha risposto: «Qui siamo a una quota che non c'entra con la viabilità romana. La città e lievitata sia per i detriti provenienti dall'Arno che straripava, sia perché quando si demoliva non si portava tutto via in discarica. A costare non era la manodopera ma i materiali e i trasporti. Gli archeologi trovano e datano, ma spesso si tratta di materiali riutilizzati. Loro vogliono scavare, smontare e vedere cosa c'è sotto. Noi abbiamo un'altra ottica». Anche se nessuno in sede ufficiale, fra Siliani e Salvini, aveva esplicitamente parlato di impianto cardodecumanico, è venuto dunque il dubbio che prima o poi l'annuncio sarebbe stato proprio questo: nel medioevo il cuore viario della città replicava quello impostato in epoca romana. Però è stato smentito.