Nessun intervento di restauro a Palazzo Gangi senza il benestare della Soprintendenza Fari accesi su palazzo Gangi. Nei giorni scorsi la Sovrintendenza di Palermo ha inviato al principe Giuseppe Vanni Calvello di San Vincenzo un voluminoso dossier in cui gli notifica il patrimonio storico della dimora di piazza Croce dei Vespri. Non si può intervenire sugli arredi e sulla struttura senza l'occhio vigile dei tecnici della Sovrintendenza. Nel palazzo anche la polvere ha la sua storia. Nell'autunno del 2007 furono avviati dei lavori urgenti per evitare infiltrazioni di acqua che avrebbero causato danni ai preziosi affreschi di Gaspare Serenario e di Elia Interguglielmi. La dimora nel 1961 fu scelta da Luchino Visconti per ambientarvi alcune scene del famoso ballo nel film "Il Gattopardo". Il primo nucleo del palazzo venne edificato nel Quattrocento, ma la sua vera storia ebbe inizio nel 1749, quando Pietro Valguarnera diede incarico a Filippo Juvara di trasformare il palazzo in un luogo di fasto e splendore. La ristrutturazione avvenne a distanza di un anno dal matrimonio tra Don Pietro e la propria nipote Marianna - protagonista del romanzo di Dacia Maraini ed erede universale di Francesco Saverio principe di Valguarnera -. Nel 1751, a cantiere aperto, la struttura subì diversi danni. I proprietari non si scoraggiarono, anzi diedero incarico a Filippo Juvara di circondarsi delle migliori maestranze: maestri maiolicari, stuccatori, indoratori, intagliatori, tappezzieri. E iniziò una sorta di gara di ostentazione di magnificenza tra le famiglie nobili più in vista della città. I lavori si intensificarono dopo il 1757, anno in cui le fonti archivistiche testimoniano la presenza di Andrea Gigante, un giovane architetto trapanese da poco giunto nella capitale, impegnato in sostanziali lavori di ristrutturazione del palazzo e, in particolare, nella costruzione di una nuova ala prospiciente piazza dei Vespri in cui venne sistemata la straordinaria 'Galleria degli Specchi'. Quest'ultima, capolavoro del barocco siciliano, venne ricoperta da uno scenografico doppio soffitto traforato, la cui ideazione è da riferire, con tutta probabilità, a Gigante. Il soffitto del salone d'onore, dipinto da Elia Interguglielmi nel 1792, rappresenta la "Gloria del principe virtuoso". Qui la pittura si unisce alla più sfrenata fantasia illusoria. Il salone ovale, raro e prezioso per l'impostazione planimetrica e per la vivacità dei colori che lo caratterizzano, presenta dei soprapporta dove sono dipinti i fiumi siciliani. La pavimentazione è in maiolica ed è caratterizzata da un gigantesco dipinto con stemma della famiglia. Il fantastico giardino pensile, che dà su piazza S. Anna, è attribuito all'architetto Mariano Sucameli. Alcuni documenti archivisti ne documentano la presenza nel palazzo dal 1759 fino al 1764. Sucameli ha operato in perfetta sintonia con Gigante. La grande terrazza-giardino, oltre a possedere una sinuosa balaustra, è ornata da una fontana centrale. Nel 1788 la dimora venne ereditata da Giuseppe Emanuele Valguarnera. Ma il principe la abitò per poco tempo. Così, essendo tenuto chiuso, l'immobile subì una fase di degrado. Dopo i moti rivoluzionari del 1820 il palazzo venne ereditato dalla principessa Giovanna Valguarnera di Gangi, che andò in sposa a Don Giuseppe Mantegna. I nuovi proprietari investirono ingenti somme per restaurare la dimora di piazza Croce dei Vespri. Sul finire dell'Ottocento a dare lustro al palazzo fu la principessa Giulia di Gangi. Era una donna di elevata cultura, amante della buona musica, e nei suoi saloni furono ospitati artisti come Richard Wagner, Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini. Sembra che Wagner abbia composto le prime note del Parsifal nei saloni affrescati dei Gangi. Lo testimonia una lettera lasciata ai padroni di casa, dove ringraziava per la squisita accoglienza. Nel 1913 l'arcitetto Ernesto Basile ebbe l'incarico di ridisegnare il fronte che dà su piazza Santa Cecilia. Nel 1934, in occasione del matrimonio di Stefanina e Vincenzo Vanni Calvello, fu organizzata una grande festa durata un paio di giorni. Da tutta la Sicilia e da oltre lo Stretto arrivarono i nobili più blasonati.