Il centro storico di Napoli è patrimonio mondiale dell'Unesco. A vederlo oggi si stenta a crederlo. Per fortuna i turisti, che saranno pure diminuiti, si fidano ancora, vengono e spesso tornano. In questa vigilia del «Maggio dei Monumenti» è stato anche definito il piano di intervento di riqualificazione del Comune che utilizzerà i 239 milioni di euro (dei quali 210 sono fondi europei affidati alla Regione) stanziati per il recupero di edifici sacri e profani da troppo tempo colpevolmente trascurati. L'obiettivo è arrivare con un vestito nuovo al Forum delle Culture del 2013. Dopo una serie di incontri istituzionali e di cabine di regia tra Regione, Sovrintendenze, Curia, Università, associazioni, ordini professionali e, naturalmente, Comune, s'è venuti a capo dei punti nodali del recupero. I tempi per partire, se si seguirà l'iter burocratico, scivolerebbero al luglio del 2010. «Ma contiamo di anticipare tutto entro l'autunno di quest'anno» si augura l'assessore alla Cultura, Nicola Oddati, che sta seguendo il percorso da vicino. «E alcuni progetti saranno cantieriati prima ancora dell'autunno». Per gli «interventi sul tessuto edificato» sono a disposizione 145 milioni (riguarderanno, tra l'altro, l'ex asilo Filangieri che diventerà sede del Forum, il complesso della Trinità delle Monache, lo Studentato internazionale). Per la «riqualificazione ambientale» ci saranno 36 milioni (piazza Mercato e area del vecchio policlinico). Undici milioni serviranno per le aree mercatali di Porta Nolana e del Borgo Sant'Antonio. I restanti 47 andranno utilizzati per interventi di carattere infrastrutturali (la funivia che collegherà il museo Nazionale a quello di Capodimonte, gli impianti di illuminazione e nuovi sistemi di raccolta rifiuti). Le scelte riguarderanno, comunque, quasi tutta l'area tutelata dall'Unesco. Territorio vastissimo, senza uguali al mondo. Innanzitutto piazza Mercato che da anni è abbandonata a se stessa, tra vandalismi e abusi. Si punterà sulla chiesa di Sant'Eligio che diventerà sia Palazzo della Letteratura (e sarà affidato al Premio Napoli) sia Casa del centro storico con l'esposizione consultabile dei progetti e del loro stato di avanzamento. La mappa è ampia. Il tempio della Scorziata sarà la cittadella delle donne, nome evocativamente felliniano. Anche l'area di Portosalvo, con la preziosa chiesa cinquecentesca ridotta a poco più di rudere spartitraffico, è previsto un consistente intervento. Nella zona di San Gregorio Armeno si progetta di mettere su un museo virtuale dedicato all'illustre genius loci, Giambattista Vico, che qui abitò, crebbe e studiò. E poi la zona degli Incurabili: proprio a Caponapoli c'è anche la grande incognita del futuro del vecchio policlinico, con i suoi palazzoni ottocenteschi. L'ambizioso piano regolatore prevede che nasca da queste parti il parco archeologico dell'acropoli, capitolo importante del libro dei sogni dell'urbanistica napoletana. Sebbene i fondi, importanti per cominciare, siano pochi a petto delle tracce di una storia millenaria non saranno trascurati i bassi, croce e delizia dell'oleografica più pervicace. Ma tant'è. Sottolinea Oddati: «Dobbiamo fare i conti con un'area che, nonostante ricada nel cuore pulsante della città, presenta tutte le connotazioni tipiche delle periferie delle grandi metropoli: degrado urbano, sociale, economico». L'eterno ventre di Napoli, laddove non è bastato il risanamento.