Dunque il Forum delle Culture del 2013 una sede ce l'ha, inaugurata qualche settimana fa nell'ex Asilo Filangieri, a due passi dal Chiostro di San Gregorio Armeno. Il luogo giusto «per progettare il futuro di Napoli a partire dalle nostre radici», come afferma l'assessore Oddati, ma anche per tentare di evitare, progetti concreti alla mano, che il Forum si trasformi in un fastoso e inutile Circo Barnum disertato dal pubblico. Così come è accaduto nel 2004 nella capitale catalana. «Sì, il Forum di Barcellona andò male. Terribilmente male», mi dice Antonio Serrano González che insegna diritto comparato nella Universitat Autònoma de Barcelona. «Dopo le Olimpiadi il Forum doveva essere l'altro grande evento di ripercussione mondiale che, mobilitando tutte le forze imprenditoriali, sociali, culturali della città, avrebbe completato l'affascinante operazione di chirurgia urbana di Barcellona, l'ultimo gradino verso il successo globale. Invece il Forum s'è concluso con un sostanziale fallimento, tra le critiche degli specialisti, la stanchezza del pubblico e la noia dei barcellonesi». Nato nella città catalana su impulso dell'Unesco, il Forum si sposta tre anni dopo a Monterrey nel Messico, col miraggio di richiamare milioni di visitatori come per una Esposizione Universale d'antan. Nel 2010 Il Forum avrà sede a Valparaiso in Cile, sempre sul modello di Barcellona, poi il «testimone» passerà nelle mani dei napoletani per un rush finale lungo 101 giorni (dal 10 aprile al 21 luglio del 2013). Serrano González ha sposato una napoletana e torna a in Italia due o tre volte all'anno per ragioni di studio. Napoli la percepisce attraverso il filtro catalano, ne conosce gli umori e rimane colpito ogni volta dalla resistenza al nuovo della città di fronte al sospetto dinamismo di Barcellona. «Può darsi che il Forum mobiliti le energie di Napoli, e mi auguro che sia così, ma attenzione: a Barcellona nel 2004, nonostante il grande battage pubblicitario, mancavano contenuti reali e ci si accontentava di argomenti generici, diciamo alla moda: la pace, il dialogo interculturale, lo sviluppo sostenibile, poi la festa si è sgonfiata e il pubblico ha disertato l'evento. In breve: molti meno turisti di quelli previsti dagli organizzatori ed enfatici padiglioni semivuoti, molti dei quali costruiti nelle aree delle ex-fabbriche e degli antichi insediamenti operai». C'è una cosa che accomuna Barcellona a Napoli. Lì l'epicentro del Forum fu il quartiere di Poble Nou, la Manchester di Catalogna cara agli anarchici e agli utopisti, qui l'epicentro sarà Bagnoli, con i suoi addentellati: la Mostra d'Oltremare che s'immagina tirata a lucido per l'occasione e l'ex Collegio Costanzo Ciano, oggi sede degli uffici Nato. Poble Nou fu teatro di sanguinosi scontri negli anni della Guerra Civile. All'epoca del suo sviluppo industriale aveva visto nascere una ariosa architettura liberty, un po' come nella Bagnoli progettata da Candido Giusso tra '800 e '900. Le Olimpiadi del '92 anticiparono la fine di Poble Nou. Il quartiere si «ripuliva» (i catalani lo ritenevano malfamato) e i nuovi cantieri mandavano in briciole le ciminiere coi gioielli del liberty. Ho avuto la ventura di soggiornare a Poble Nou nei mesi che hanno preceduto l'inaugurazione del Forum. Anche di notte si sentiva il fracasso dei martelli pneumatici e lungo la deliziosa Rambla del Poble Nou i comitati di residenti srotolavano lenzuoli dai balconi per protestare contro la folle politica delle demolizioni. Ha scritto Manuel Delgado nel suo pamphlet La ciudad mentirosa: fraude y miseria del modelo Barcelona («La città bugiarda: frode e miseria del modello Barcellona», Madrid, 2007): «Che dire delle catastrofiche conseguenze dell'opera del Forum sul litorale barcellonese, di dubbia legalità alla luce della legge costiera e denunciata all'epoca da Greenpeace per gli effetti deleteri sul medio ambiente? ». Dice Serrano González: «Il libro di Delgado coglie nel segno. Le procedure urbanistiche, i grandi insediamenti speculativi hanno usato il Forum come pretesto per ridisegnare la città senza preoccuparsi dei guasti ambientali. Intanto Poble Nou, con i quartieri contigui, si è 'barcellonizzato'. Oggi è un luogo anonimo, mentre il Forum, con le sue velleità universalizzanti, sta per fortuna alle nostre spalle». Nei confronti di Barcellona il suo è uno sguardo a volte impietoso, pur amando la città in cui insegna (Serrano González è aragonese). «Barcellona è bellissima, ma Napoli è más mágica. Il Forum può essere un incentivo alla sua modernizzazione, ma anche il pretesto per snaturare la città. Per tornare a Barcellona: ripeto, è una capitale stupenda, ma fin troppo; terziarizzata, carissima, iperturistica e forse anche un po' triviale. Anche il livello della cucina è peggiorato, diciamo che si è standardizzato, a parte qualche ristorante di grido. Se vuoi mangiare delle buone tapas devi andare a Saragozza. Barcellona si è trasformata col tempo in una città spot. Presuntuosa, snob alla maniera postmoderna, che si pavoneggia di sé stessa e che si è specializzata nell'autopromozione, della quale è componente fondamentale e decisivo la cultura. La cultura come grande arma strategica del potere municipale. Difficile dare consigli ai napoletani, sanno badare a se stessi, ma attenzione a non ripetere gli errori di Barcellona, altrimenti il Forum sarà solo uno squisito cadavere senza linfa né sangue. Come per i corpi mummificati della Cappella Sansevero».
NAPOLI - Forum. Grandi aspettative sull'evento 2013 Ma Barcellona frena gli entusiasmi
Il Forum delle Culture è stato inaugurato a Napoli nel 2013, dopo aver avuto sede a Barcellona nel 2004. Il Forum è stato criticato per aver fallito a mobilitare il pubblico e aver promosso progetti di sviluppo sostenibile. Il suo fallimento è stato attribuito a una mancanza di contenuti reali e a una politica pubblicitaria eccessiva. Il professore Antonio Serrano González, che ha insegnato diritto comparato a Barcellona, ha espresso le sue critiche al Forum, affermando che è stato un evento disastroso e che la città di Barcellona si è trasformata in una città spot.
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