L'Ascom chiede al Comune di fare chiarezza sul crollo dell'intonaco avvenuto due giorni fa sotto il portico di via Marconi, con perizie tecniche che verifichino se l'episodio è conseguenza dei lavori per il Civis. In attesa di una risposta dell'assessore alla Mobilità Maurizio Zamboni, il collega all'Urbanistica, Virginio Merola, assicura che «Il Comune non si disinteressa della vicenda». Alza la voce intanto Atc, bollando come «illazioni» le ipotesi di connessione tra i cantieri del filobus e il crollo dell'intonaco. Per il Civis, il problema delle vibrazioni e delle conseguenze sugli edifici comunque c'è. Non in via Marconi, ma in previsione di un passaggio quotidiano del mezzo in centro: proprio questo è uno dei punti su cui si è arenato il dialogo tra Comune e Soprintendenza. In via Marconi, sotto il portico all'altezza del civico 18, ieri è iniziato il montaggio dell'impalcatura per le verifiche di stabilità dell'intonaco del soffitto. Nei prossimi giorni la struttura verrà completata e i tecnici inizieranno le verifiche che spettano al condominio, proprietario del soffitto e di quella porzione di portico: «Valuteremo se sistemare la copertura o se rifarla del tutto», spiega Enrico Grizi, l'amministratore. Nel frattempo, si alimenta la polemica sui lavori del Civis, che nell'ultimo periodo per la realizzazione delle banchine hanno interessato proprio via Marconi. Lo ricorda l'Ascom, che chiede al Comune di accertare «con perizie tecniche cause e responsabilità» di quanto accaduto: spetta a Palazzo d'Accursio, dice il vicepresidente Valentino Di Pisa, «la piena responsabilità di effettuare controlli preventivi e successivi alle lavorazioni sui canali stradali». E la verifica va fatta anche per «i riflessi che potrebbe avere sul progetto di passaggio del Civis in centro». È Merola il primo a replicare: «Non è un argomento che compete a me ma posso dire che non c'è disinteresse del Comune » sulla vicenda. La perizia richiesta da Ascom quindi si farà? «Dal punto di vista tecnico spiega la dirigente dei Lavori pubblici, Raffaela Bruni non sono previsti approfondimenti ». Perché il tipo di lavorazione fatto in via Marconi non è considerato particolarmente impattante sugli edifici. La decisione di fare o meno delle perizie dunque è politica. La scelta sarebbe obbligata, naturalmente, se la signora che ha rischiato di essere travolta dal blocco di intonaco intentasse un'azione legale. A difendere la sicurezza dei lavori del Civis, scende in campo Atc. Dall'azienda di trasporto pubblico fanno notare che, nel tratto in cui è avvenuto l'incidente, i lavori per la banchina sono terminati a fine marzo: «Appare palese scrive Atc che danni e lavori sono ben lontani tra loro, non solo nel tempo, ma anche dall'avere un nesso». Difende questa linea anche la sovrintendente ai Beni culturali, Carla Di Francesco: «Probabilmente quella struttura era ammalorata. Dubito che il crollo sia conseguenza dei lavori del Civis». Ma il capitolo non è chiuso. A parte le vibrazioni emesse dai cantieri, ci sono da considerare quelle che emetterà il Civis passando per strada. E vanno valutate le conseguenze sulle parti portanti degli edifici («comunque non sulle finiture»). E se in via Marconi l'influenza sarà «minima», in centro il discorso è diverso. Questo infatti «è uno dei problemi» per i quali manca ancora un accordo tra Soprintendenza e Comune sulla tratta del Civis dentro le mura. L'intesa è slittata e forse non arriverà entro la fine del mandato. Canta vittoria alla Lega, che per questa sera ha organizzato una festa in via Pietralata «per brindare alla sconfitta del mostro Civis sotto le Due Torri». E attacca: «Bisognerebbe fare causa e chiedere un risarcimento danni a tutti i protagonisti di questa assurda storia».