Le città d'arte italiane si schierano contro il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. L'appuntamento è fissato per domani a Tivoli, alle porte di Roma: le 37 città italiane che sono inserite nel patrimonio dell'umanità dall'Unesco (da Ferrara a Vicenza, da Firenze a Roma, da Verona a Siena, tanto per citarne solo alcune) hanno scelto infatti la cittadina laziale per lanciare pubblicamente l'allarme nei confronti del Governo, e del ministro dell'Economia in particolare, che nel rivedere gli studi di settore per il comparto turistico-alberghiero ha escluso buona parte dei centri italiani più noti nel mondo dall'elenco dei Comuni a vocazione turistica. Sul banco degli imputati c'è il decreto del ministero dell'Economia datato 18 marzo (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 76 del 31 marzo, nel Supplemento ordinario n. 54) con il quale sono state individuate le «nuove aree territoriali omogenee» ed è stata aggiornata la «territorialità delle attività turistico-alberghiere». In base alle nuove aree, spiega il decreto, vengono differenziate le «modalità di applicazione degli studi di settore al fine di tenere conto del luogo in cui l'impresa svolge l'attività economica». In pratica, con questo provvedimento, il ministero ha rivisto gli indicatori per l'attività turistica in generale (con dati 1997 e 1999) e riclassificato i Comuni italiani. Il gruppo 1 riguarda, appunto, «le aree prive di vocazione eo funzione turistica» e include Anacapri, Siena, Parma, Ferrara, Matera, Pisa, San Gimignano (Siena), Orvieto, Todi, Spoleto, Urbino, Caserta e Portovenere (Cinque terre). Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara e presidente dell'Associazione delle città e siti italiani Unesco, è pronto a dare battaglia. «Siamo il Paese al mondo con più siti Unesco afferma e siamo anche capaci di tagliare i fondi e di declassare formalmente la vocazione turistica di molte aree chiave per il turismo italiano e note in tutto il mondo. Il decreto svaluta il patrimonio nazionale. Il Governo deve fare marcia indietro». La Regione Emilia-Romagna sta valutando il ricorso alla Consulta perché molti considerano il decreto in contrasto con la Costituzione (dopo la riforma del Titolo V). Italia Nostra in una nota ha espresso «sgomento e indignazione per un provvedimento che, per motivi probabilmente elettorali, compie un atto di disprezzo così profondo nei confronti del nostro patrimonio artistico e culturale». In pratica, secondo Italia nostra, i controlli fiscali nelle tantissime città della fascia 1 saranno blandi se non inesistenti. «Il decreto varato da Tremonti aggiunge Sateriale cade in un momento grave per il patrimonio turistico-artistico italiano perché il Governo ci ha comunicato che non intende stanziare fondi per il progetto di legge, all'esame del Parlamento, che dovrebbe concedere alle città Unesco le risorse necessarie alla conservazione del patrimonio. E la Regione Lazio ha dovuto far da sé e varare un apposito provvedimento, mentre il ministero dei Beni culturali si è tirato indietro».