Un nuovo status, più poteri e più fondi. Arrivano norme ad hoc per la Capitale. Il varo definitivo lo ha dato ieri sera il Senato all'interno della riforma sul federalismo fiscale. Il ddl specifica all'articolo 23 le funzioni amministrative che spettano, oltre a quelle già esistenti, al nuovo ente che va a sostituirsi al Comune. Soddisfatto il sindaco Gianni Alemanno: «In dieci mesi abbiamo completato un viaggio che durava da anni». Lo status speciale per Roma Capitale «è un sogno che la nostra città inseguiva dagli anni '80 - ricorda e che nonostante le reiterate promesse non era mai stato realizzato. Oggi diventa legge, finalmente, l'attuazione prevista dall'articolo 114 della Costituzione e per Roma si apre una nuova epoca che ci permetterà di prendere decisioni più rapide ed efficaci non solo per tutelare Roma Capitale d'Italia, ma anche per rilanciare il suo ruolo internazionale. Un dato significativo è la condivisione della norma anche da parte del Pd che si è astenuto». Perplesso invece il governatore Piero Marrazzo perché «la legge è norma importante dal punto di vista simbolico, ma molto generica da quello pratico ». La riforma «avrebbe trovato più idonea collocazione all'interno di un quadro organico di riforma degli assetti istituzionali - precisa l'esponente del Pd - . La vera questione cruciale sarà il passaggio relativo ai contenuti dei decreti attuativi, sui quali resta indispensabile la concertazione con la Regione». Per Fabio Rampelli e Marco Marsilio, deputati romani del Pdl, «è una svolta epocale per l'Italia e, in particolare, per la Capitale la quale riceverà quei poteri e quelle risorse finanziarie che le permetteranno di assumere finalmente il ruolo che le spetta». E il sottosegretario Francesco Giro rincara la dose: «È un momento straordinario per Roma». «La città nasce una seconda volta - osserva - Dario Rossin, capogruppo Pdl in Consiglio comunale: ora spetterà all'assemblea capitolina recepire i nuovi indirizzi della legge». Pesanti critiche, invece, piovono da Mario Staderini dei Radicali: «È solo un effimero palliativo per restituire all'amministrazione di centrodestra un po' di potere di spesa clientelare: si tratta di una norma di basso profilo, priva di qualsivoglia visione, che non dice nulla sulla Roma del futuro e non affronta i problemi centrali della Capitale ». Tra i maggiori poteri riconosciuti alla città nell'articolo 23 del disegno di legge delega il concorso alla valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, l'edilizia pubblica e privata, la protezione civile, il turismo, il trasporto pubblico e lo sviluppo economico e sociale. Queste funzioni sono disciplinate con regolamenti del Consiglio comunale, che diventerà «Assemblea Capitolina ». A Roma viene attribuito un patrimonio commisurato alle funzioni che le vengono attribuite ed è previsto anche il «trasferimento, a titolo gratuito, a Roma capitale dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell'Amministrazione centrale ».