L' inaugurazione del nuovo spazio pensato da Renzo Piano per la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, mercoledì 3 giugno ai Magazzini del Sale, aprirà una settimana di fuoco a Venezia, almeno per quel che riguarda arte e architettura: dopo lo spazio dedicato al caposcuola dell'informale italiano sarà così la volta dell'«appendice » di Palazzo Grassi progettata da Tadao Ando per François Pinault (sabato 6 a Punta della Dogana) e poi (domenica 7 ai Giardini e all'Arsenale) dell'inaugurazione di «Fare Mondi», 53esima edizione della Biennale d'arte (diretta da Daniel Birnbaum). Tre tasselli che idealmente vanno ad arricchire quel «chilometro d'arte unico al mondo» che va dall'Accademia a Punta della Dogana passando per la Guggenheim. Nell'attesa di questo giugno caldo, ieri è stato intanto presentato il progetto dell'architetto del Beaubourg per i Magazzini del Sale, o meglio per i Saloni del Sale come li chiamava Vedova (1919-2006) che tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 ebbe qui il suo studio («i miei non sono quadri, ma respiri» amava dire). Per quello spazio certo difficile (lungo più di sessanta metri, largo nove) Piano ha pensato a una «macchina leonardesca», quasi un happening: con le opere di Vedova (trentasette all'inizio) sollevate da un braccio meccanico e portate davanti al pubblico perché «non sarà lo spettatore che andrà all'opera ma l'opera che andrà dallo spettatore ». In questo Piano è vicinissimo all'idea-guida voluta dal curatore scientifico e artistico della Fondazione, Germano Celant, che ha parlato di uno spazio «che non sarà statico e dove le opere entreranno da attori ». Il presidente della Fondazione, Alfredo Bianchini, ha citato Calvino («La leggerezza è una virtù») mentre il sindaco Massimo Cacciari ha ipotizzato che questo spazio possa diventare «un luogo per la sperimentazione più ardita», quella sperimentazione che forse ancora manca a quel bellissimo «chilometro d'arte» unico al mondo.