Non passa giorno che qualcuno dei tanti attori della vicenda Petruzzelli non inventi qualcosa che puntualmente riempie le colonne dei giornali e allontana un po' di più l'inaugurazione del teatro. Negli ultimi giorni, ad esempio, a far parlare del politeama ci hanno pensato l'architetto Mario Botta e poi l'Avvocatura dello Stato. Andiamo per ordine. Reduce dal restauro della Scala, l'archi-star ticinese ha fatto un sopralluogo all'interno del Petruzzelli commentando soddisfatto: un ottimo restauro filologico. Poco importa che sia stato seguito un criterio tutto teso alla restituzione dell'edificio «com'era e dov'era », senza concedere alcuna libertà all'estro dei contemporanei di lasciare un segno sul Petruzzelli del ventunesimo secolo. Un segno che non ne faccesse un falso perfetto; qualcosa come la nuova torre scenica che lo stesso Botta ha innestato sull'architettura originaria del Piermarini a Milano. Non si sa chi e quando abbia preso quella sciagurata decisione del «restauro integrale», si sa soltanto che su quel dogma è stato modellato ogni intervento sin dal (tardivo) inizio dei lavori sul teatro barese, precludendo alla città la possibilità di riavere un nuovo Petruzzelli e non una copia del vecchio. Ma sin qui... siamo a piangere sul latte versato, su un terreno «sofistico » che la città pragmatica dei commercianti di tessuti e degli amministratori prudenti non ha mai amato e non riconosce neppure. La pronuncia dell'Avvocatura dello Stato invece introduce un elemento di novità sostanziale nella vicenda, che non solo allontana (almeno) fino alla prossima stagione l'inaugurazione del teatro, ma ridistribuisce le carte ai giocatori seduti intorno al tavolo. Se i proprietari, per poter rientrare in possesso del loro bene, devono restituire quei 13 milioni di euro di spese «impreviste» che hanno fatto lievitare i costi della ricostruzione oltre i 50 milioni, e i proprietari quei soldi non li hanno, torna inevitabilmente ad affiorare nella vicenda il fantasma dell'esproprio. Effettuato dal governo Prodi e poi annullato dalla Corte costituzionale, di nuovo «agitato» come possibile soluzione d'ogni male nei mesi scorsi. Certo, a lume di naso è davvero difficile sostenere la natura privata di un bene che è stato interamente ricostruito con denaro pubblico; ma gli avvocati, si sa, sono capaci di sostenere (e far valere) ben altro. E nuove fughe in avanti potrebbero essere molto pericolose. Finora in questa commedia tutti gli attori hanno recitato a soggetto, senza preoccuparsi di trovare mediazioni nel nome dell'interesse generale, che è e resta quello di riavere il teatro. Oggi il «partito del rinvio» ha vinto la sua battaglia, non se ne farà nulla prima delle elezioni, tutto avverrà secondo tempi e modi che non saranno decisi - per ora - a Palazzo di città. Dove, all'indomani del voto, chiunque sarà seduto sulla poltrona di sindaco (e quindi di presidente della Fondazione Petruzzelli) dovrà rimettersi all'opera per arrivare il più presto possibile alla riapertura del teatro. Certo, lo scenario oggi è cambiato; l'estate stessa offrirà a tutti una tregua, forse salutare. Purché si arrivi all'autunno con le idee chiare e la voglia di fare in fretta.