VENEZIA - Un cielo inglese, qualche goccia di pioggia e nove motoscafi lungo il Canal Grande. E' la fotografia della giornata reale in laguna. Carlo e Camilla a Venezia, con Scotland Yard attorno, i sommozzatori sott'acqua e per loro fortuna nessuna alta marea. Mancata per qualche ora. Una lista di appuntamenti fitta, dal seminario sulle città sostenibili in Marittima alla visione di Maria Stuarda alla Fenice passando per la collezione Guggenheim e la visita ad un'abitazione popolare a San Giobbe. In mezzo anche il tempo per un po' di polemiche che ovviamente non hanno nemmeno sfiorato l'erede al trono d'Inghilterra ma hanno acceso il presidente della Regione Giancarlo Galan e i Verdi di Gianfranco Bettin. Tema? Il Mose, manco a dirlo. Al convegno del mattino il principe Carlo ha dato l'ennesima prova del suo ambientalismo reale. Questa volta declinato su temi architettonici, con Venezia messa in primo piano, e non solo per dovere di ospitalità. «E' possibile pensare di sviluppare nuovamente le zone post-industriali come la vostra laguna in modo da rispettare la fama della città quale apogeo di architettura ed edilizia », ha detto il principe. Che poi ha specificato: «Non bisogna però creare una sorta di 'parco a tema storico' caratterizzato da edifici parodici che imitano la struttura tradizionale». La tradizione nel moderno, insomma. Niente Disneyland ma neppure futurismo. «La bellezza è il cuore della sostenibilità genuina - ha aggiunto - i luoghi sostenibili sono luoghi amati e proprio perché amati sono curati, conservati e sostenuti. Venezia ne è un classico esempio, costruita seguendo una grammatica verificata su scala umana». E a proposito di sostenibilità e ambiente, il consigliere dei Verdi Beppe Cappia è riuscito a consegnare al principe di Galles una lettera sul Mose, il contrastato sistema contro le acque alte. Una lettera sulla quale è giunta una risposta di Galan («Il principe ci accompagni sul Tamigi a vedere il Mose inglese») e poi una controreplica pepata di Bettin («Accettiamo volentieri l'invito, quella sul Tamigi era una delle 14 alternative praticabili al posto di quella prescelta a Venezia»). Mentre Camilla era alla Guggenheim, Carlo ha poi proseguito la giornata andando a visitare una casa popolare a Cannaregio e, unico vero fuori programma, incontrando alcuni studenti di Economia prima di salire in motoscafo. «Sono felice di non dovere più fare esami», ha detto loro stringendo mani e facendosi fotografare con i videofonini. Finito il giro i due si sono ritrovati al Bauer (trenta stanze prenotate per la delegazione), un rapido cambio d'abito - lui doppiopetto blu navy, lei soprabito panna su abito voile a balze - e via alla Fenice, dove li attendevano qualche industriale, molte autorità, pochi politici: il presidente della Biennale Paolo Baratta che evita il tappeto rosso («Ve lo sporco»), Piergiorgio e Franca Coin, Luigino Rossi con la figlia, Mario Moretti Polegato e signora, l'assessore Mara Rumiz, il presidente del Consiglio comunale, Renato Boraso, in giacca scura e papillon (un che di smoking), l'assessore al Turismo e venezianissimo Augusto Salvadori, quello all'ambiente Pierantonio Belcaro e la colonia british a Venezia: lady Clarke del Venice in Peril Found, l'ex ambasciatore d'Italia a Londra. Padroni di casa il sovrintendente Giampaolo Vianello con la signora Maria Vittoria: lì la coppia reale ha voluto visitare il teatro restaurato, interessandosi ai materiali, ascoltando le prove del coro maschile nella sala Rossi per sedersi alle 19 in punto nel palco reale. Obiettivo: «Maria Stuarda» di Donizetti.