Le opere «sonnecchiano » nella penombra del magazzino climatizzato sul fondo. Una sull'altra, in attesa. Il visitatore, varcando il pesante portone di legno, le scorge appena. Venendo dal sole accecante delle Zattere moltiplicato dai riflessi dell'acqua, il Magazzino del Sale numero 1, quello che dal 3 giugno aprirà i battenti come Museo Vedova, si presenta come un lungo edificio ad aula unica che rischia di diventare il primo «museo rotante al mondo ». Le opere di Emilio Vedova si avvicinano lentamente, a gruppi di dieci, in tre serie che scorrono sospese a supporti meccanici nell'arco di circa due ore. Sembrano quasi galleggiare tanto il sofisticato sistema di movimento elimina ogni vibrazione. Una trovata scenografica che punta al sensazionalismo? Al contrario. Il «museo che si muove» immaginato da Renzo Piano è il sommo omaggio all'artista veneziano e ai suoi riti. Vedova per 30 anni le sue opere le ha mostrate proprio così. L'ospite veniva fatto accomodare su di una sedia tarmata in un punto preciso dello studio delle Zattere. Poi, dalla penombra di un angolo, lo stesso maestro con l'aiuto di Fabrizio Gazzarri, suo storico assistente e ora direttore della fondazione Emilio e Annabianca Vedova, trasportava l'ultima opera contro uno sfondo nero su cui l'ospite, l'amico, poteva ammirarla secondo un vero e proprio rito. «Lo stesso rito, quasi una mise-en-scène spiega il curatore del museo, anzi, del laboratorio Vedova, Germano Celant che Piano ha voluto riproporre per esporre le opere di Vedova». Non ci saranno mani ad avvicinare i Tondi, i Plurimi ai visitatori, bensì un sofisticato sistema robotico messo a punto dalla Metalsistem di Rovereto che si occupa di «movimentazione » su provette chimiche. Come a dire che la perfezione nell'eliminare ogni vibrazione è assicurata. «È il primo esempio in assoluto di esposizione dinamica, spiega Celant e non è improbabile che da questa piccola sperimentazione partano progetti simili altrove». Così Emilio Vedova, carismatico, rabbioso e poetico profeta dell'astrattismo più impetuoso, profondamente veneziano eppure esposto ed apprezzato soprattutto altrove, «torna finalmente a casa» per dirla con l'amico di una vita e sindaco di Venezia Massimo Cacciari che ha lanciato un appello per trasformare il nuovo spazio in «un laboratorio di sperimentazione per i giovani artisti», come avrebbe voluto Vedova. «Questo museo sarà un luogo metafisico spiega Piano magico, in cui le opere dormono dell'eternità 'senza tempo' del magazzino sul fondo ed entrano in scena come altrettanti personaggi». Piano lo dice scherzando, ma solo un po': «Questo progetto è partito da un gruppo di folli, folle Vedova, folle quell'ingegnere pentito di Maurizio Milan, folle Alfredo Bianchini presidente della Fondazione, ma grazie al cielo la follia si muove secondo affinità elettive e il risultato è questo». L'attesa per il museo in movimento finirà con l'inaugurazione a cui dovrebbe essere presente anche Renzo Piano il 3 giugno, per il primo mese lo spazio sarà ad accesso libero e, comunque, con agevolazioni per residenti e giovani.