«Si sentiva un grande bisogno di questo codice insorge contro gli oppositori il ministro Giuliano Urbani . Il settore era dominato da confusioni e incertezze. E i testi unici hanno fatto il loro tempo. Bisognava mettere ordine. Se posso fare un esempio, siamo passati dal colabrodo alla pentola». Può fare un esempio? «Il paesaggio. Con le leggi e le leggine precedenti si erano dimenticati del paesaggio, che qui viene definito e riconosciuto come patrimonio da salvaguardare». Eppure le associazioni ambientaliste la accusano di aver abolito ogni vincolo e di aver messo a repentaglio anche il bene natura. «Non è così, le nuove norme sul paesaggio costituiscono un corpus dotato di coerenza. E sanciscono la priorità della pianificazione paesaggistica rispetto a quella urbanistica. Le Regioni devono fare la pianificazione paesaggistica, ma se non la fanno, resta in vigore la legge Galasso». Altre associazioni, come Italia nostra, ma anche stimati studiosi, temono la svendita dei beni culturali. «Il codice deve risolvere alcuni problemi urgentissimi, uno è quello delle dismissioni. Non possiamo non farle, dobbiamo farle, abbiamo un demanio da socialismo reale, non abbiamo i soldi per conservare le opere d'arte e possediamo caserme in sfacelo, palazzi storici cadenti, terreni incolti, aree demaniali di nessun interesse. Tutto questo va venduto». Ma la nostra Costituzione tutela il patrimonio dello Stato contro ogni tentazione privatistica. «Guardi, prima lo Stato fascista poi quello repubblicano con le sue logiche di lottizzazione hanno occupato moltissimo. Il pubblico si è esteso troppo. Qui non stiamo parlando di vendere il Colosseo, il codice è chiaro e finalmente per la prima volta stabilisce che cosa si può vendere e che cosa no». Il silenzio-assenso fa tremare le sovrintendenze. «Gli elenchi sono valutati dal Tesoro e dai Beni culturali insieme che fanno una prima scrematura. Certo, si può sempre sbagliare. Ma ecco che intervengono i sovrintendenti, basta un telegramma, dire no, e solo dopo inviare la documentazione. Il silenzio-assenso è uno sprone a rispondere». L'altro punto di discussione riguarda la gestione ai privati. «Il codice prevede una gerarchia. La tutela è prioritaria ed è sempre dello Stato. La valorizzazione è dello Stato ma anche delle Regioni o dei privati. La gestione dev'essere compatibile con la valorizzazione che a sua volta deve essere in accordo con la tutela e può essere affidata ai privati». Ma quali privati vorranno investire senza potersi muovere in piena libertà? «Il privato che vede un ricavo diretto non verrà mai perché qui non c'è. Io vedo bene le fondazioni, come quella che stiamo realizzando per il museo egizio a Torino. Quanto al personale resta del ministero. Poi in futuro, certo, si potranno prevedere assunzioni in regime privatistico».
Demanio da socialismo reale, lo Stato si ritiri.
Il ministro Giuliano Urbani ha lanciato un codice per il settore dei beni culturali, che mira a risolvere problemi urgenti come le dismissioni del demanio statale. Il codice stabilisce che cosa si può vendere e che cosa no, e prevede una gerarchia per la gestione dei beni culturali. La tutela è prioritaria e spetta allo Stato, mentre la valorizzazione può essere affidata alle Regioni o ai privati. Il codice è stato accolto con scetticismo da alcune associazioni ambientaliste e culturali, che temono la svendita dei beni culturali. Il ministro ha affermato che il codice è stato redatto per risolvere problemi urgenti e per stabilire chiaramente cosa si può fare e cosa no.
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