Caro direttore, consenti che aggiunga la mia voce al dibattito che meritoriamente il tuo giornale ha aperto sulla politica dei Beni Culturali in Italia, nel quale sono già intervenuti gli on. Rutelli e Bondi che dopo di me hanno avuto la responsabilità del corrispondente Ministero. A me sembra che bisogni prima di tutto porsi una domanda fondamentale: a che servono i Beni Culturali? Qual è la loro funzione? A sentire alcune voci del dibattito attualmente in corso sembra che la prima fondamentale questione dei Beni Culturali sia quella di attirare turisti che paghino i biglietti dei nostri musei e consumino comunque beni e servizi sul nostro territorio. Non voglio certo negare importanza della valorizzazione dei Beni Culturali per il turismo. Ai nostri giorni un turismo italiano che venda nel mondo solo sole, mare e montagna non ha molto futuro. Altri Paesi mettono sul mercato gli stessi beni a costi nettamente inferiori. Il futuro del turismo italiano è nell'interazione sole-mare-montagna- Beni Culturali. Qui noi abbiamo una capacità di offerta che non ha paragoni nel mondo. Tuttavia la funzione primaria e fondamentale dei Beni Culturali non è quella di cooperare all'offerta turistica. Prima di tutto i Beni Culturali vanno compresi e amati per se stessi, per l'arricchimento che portano alla nostra umanità. Solo se li capiamo e li amiamo in questo modo saremo in grado di spiegarli anche ad altri e di potenziare la nostra offerta turistica. In secondo luogo i Beni Culturali hanno una straordinaria funzione identitaria: ci spiegano chi siamo. In un'epoca in cui muoiono le ideologie, per definire la propria identità gli uomini sono rimandati alla loro storia e i Beni Culturali sono le testimonianze di questa storia. L'Italia è notoriamente il Paese pi dotato di Beni Culturali che ci sia al mondo, tuttavia il potenziale educativo di questa grandiosa eredità è sfruttato solo in piccola parte. Se facciamo un paragone con i sistemi museali di altri Paesi e anche con il modo in cui in altri Paesi i Beni Culturali sono inseriti nell'arredo urbano vediamo che da noi mancano drammaticamente le condizioni di fruibilità. Il visitatore guarda per esempio le pietre del Foro Romano e non capisce. Nessuno gli spiega in maniera adeguata il significato dei reperti archeologici. L'arricchimento culturale è dunque limitato. La stessa cosa vale per i musei (prendiamo i musei ad esempio, ma analogo discorso si potrebbe fare su teatro, musica, cinema, paesaggio e molto altro): poche spiegazioni, talvolta difficilmente comprensibili, scarso uso delle costruzioni di realtà virtuali che ci aiutino a vedere i reperti nel contesto originario del loro uso e della loro funzione. Abbiamo bisogno prima di tutto di un grande lavoro che renda le opere e i complessi monumentali comprensibili e accessibili al visitatore comune e che li colleghi con le vicende della storia. Abbiamo bisogno di legare in modo molto pi intimo il sistema dei Beni Culturali con la scuola e le altre istituzioni educative. Quanti romani sanno dov'è il teatro di Pompeo, cioè il luogo in cui fu assassinato Giulio Cesare? Molti turisti lo chiedono ma io ho il sospetto che sul luogo non ci sia neanche una targa o un cartello. Invece di essere un'eccitante avventura intellettuale la visita del museo troppo spesso, per noi prima ancora che per i turisti, è una specie di obbligo intellettuale dal quale si esce assolutamente non cambiati nel proprio intimo e non arricchiti di nuove conoscenze e di nuovi sentimenti. L'idea di un'illustrazione in rete dei Beni Culturali, fallita nella realizzazione (e bisognerebbe indagare perché) non era un'idea sbagliata e- probabilmente andrebbe ripresa. Pensate cosa vorrebbe dire trovare sul computer per ogni bene culturale rilevante una breve scheda informativa unita alla ricostruzione virtuale nella sua forma e nel suo contesto originario. Pensate anche cosa vorrebbe dire avere accanto alla grandi aree archeologiche musei virtuali che mostrino la loro forma originaria e la loro evoluzione nel tempo. Un altro problema riguarda la polverizzazione della nostra offerta museale. Probabilmente abbiamo troppi musei, anche se non è facile ridurne il numero perché quasi ogni borgo in Italia ha opere importanti che sono un perno dell'autoidentificazione di una comunità locale. Bisognerebbe lavorare, molto pi di quanto si sia fatto finora, nella costruzione di itinerari guidati che consentano di visitare in un arco di tempo ragionevole diverse località e diversi musei uniti da una comune ispirazione tematica. Tutto questo implica una rivoluzione concettuale: pensare il bene culturale a partire dall'utente con la volontà di facilitare il contatto tra l'opera d'arte e il visitatore e con l'entusiasmo di comunicare il suo contenuto. Certo è difficile fare tutto questo se non c'è la condivisione di un progetto culturale e se c'è l'idea che la spesa per i Beni Culturali sia un lusso a cui si può e persino si deve rinunciare in tempi di vacche magre. Davanti a questa mentalità non basta ricordare, come pure è vero, che i Beni Culturali sono un sostegno del turismo. Bisogna avere coraggio di dire che per l'uomo la cultura è importante come il pane
I MUSEI SALVATI DALLA RETE
Il testo è una lettera aperta al direttore di un giornale, in cui l'autore esprime la sua opinione sulla politica dei Beni Culturali in Italia. L'autore sostiene che la funzione primaria dei Beni Culturali non è quella di cooperare all'offerta turistica, ma piuttosto di essere compresi e amati per se stessi, per l'arricchimento che portano alla nostra umanità. Inoltre, i Beni Culturali hanno una funzione identitaria, ci spiegano chi siamo, e sono testimonianze della nostra storia. Tuttavia, il potenziale educativo di questi beni culturali è sfruttato solo in piccola parte e mancano le condizioni di fruibilità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo