Diminuiscono i soldi, aumentano le discussioni intorno al finanziamento della cultura. Università, teatri, giornali e istituzioni culturali ospitano confronti su come spendere e perché spendere in cultura. Roma conta molti di questi eventi che hanno fatto emergere realtà culturali con storie e sensibilità diverse e richieste eterogenee. Poi c'è un'opinione pubblica alla quale della cultura non importa quasi niente. In questo quadro non confortante, inoltre, manca una chiara visione progettuale. Grifasi, direttore artistico di Romaeuropa, lamenta giustamente l'inefficacia di finanziamenti basati solo sulle dimensioni aziendali delle istituzioni culturali. Mentre il sottosegretario Giro dichiara di voler spendere le risorse per «difendere la bellezza» ma non dice chi sia, oggi, il depositario di questo canone. Qualcuno crede ancora che musica, letteratura, cinema, teatro, televisione, fotografia siano discipline nettamente separate tra loro. Ma non vede i comportamenti degli artisti che trasmigrano da un campo all'altro. Internet e i social network sono la dimostrazione più lampante di quanto stia crescendo una nuova sensibilità culturale senza limiti precostituiti. Ed è prezioso il lavoro delle aziende private che sostengono questo settore. Sul piano delle amministrazioni locali le cose vanno un po' meglio. Umberto Croppi mostra consapevolezza che i luoghi della cultura, in termini produttivi e come fatto di socializzazione, si sono moltiplicati e differenziati rispetto a un paio di secoli fa quando contavano solo i teatri e la lirica. Giulia Rodano investe in cultura considerandola importante come se si trattasse di infrastrutture per far crescere il paese in termini economici e civili. L'assessore provinciale Cecilia D'Elia, opportunamente e coraggiosamente, sceglie di sostenere le produzioni indipendenti nonostante i pochi fondi a disposizione. Ma il problema più grande è la «domanda » di cultura. Come educare i cittadini ai consumi culturali? Come evitare che la scuola si disinteressi a questo problema soffocata da tagli irresponsabili? Come fare per familiarizzarci con le produzioni e i luoghi della cultura? Una cittadinanza coltivata sarebbe la salvezza di questa città.