Bianco, bianchissimo, così candido e abbagliante da mettere ancora più in risalto la sua nudità. Il gesso appena restaurato di «Napoleone in veste di Marte pacificatore» chiarisce di colpo l'imbarazzo che colse Napoleone quando ne vide per la prima volta la versione in marmo: quel nudo eroico era troppo sfacciato, i glutei sodi e sporgenti, il collo taurino, le cosce troppo possenti anche per un narcisista megalomane come lui. Alto più di tre metri e pesante quasi due tonnellate, il gesso è stato ricollocato ieri sera nella sala XIV della Pinacoteca, maestoso e imponente, trionfa incorniciato da un arco in fondo al lungo corridoio d'ingresso, da dove era stato rimosso nel 1814, relegato prima dagli scantinati dell'Accademia e poi dimenticato nell' aula V un po' perché Brera possiede nel cortile la più nobile versione fusa nel bronzo (dove il nudo appare audace, ma non altrettanto imbarazzante), un po' perché le copie in gesso, che fino all'Ottocento conservavano ancora un notevole valore perché rifinite accuratamente a mano, con la riproduzione meccanica sono state via via percepite come oggetti kitsch. Non ultima causa dell'oblio anche il venir meno, nelle Accademie, della pratica della copia dei grandi esempi del passato. E' stato il duecentenario della Pinacoteca di Brera a salvare questo colosso: dieci uomini, tre muletti, una gru, dieci ore di lavoro e una speciale struttura che ne distribuisce il peso sul pavimento, l'hanno ricollocato in tempo per la morte del condottiero corso, il 5 maggio, quando avverrà lo scoprimento al pubblico. L'invidia dei francesi La storia di questo gesso è contorta e curiosa. Tutto ha inizio nel 1802, quando Canova si reca a Parigi per fare il ritratto di Napoleone. Gli bastano cinque sedute e a dicembre torna a Roma. Si mette al lavoro e in cinquanta giorni prepara il modello in creta da cui viene tratta la statua in marmo pronta nel 1806. Eugène de Beauharnais, vice re d'Italia, la vede, ne rimane entusiasta e ordina all'artista una versione in bronzo per Milano, capitale del regno. Ma l'entusiasmo non contagia Parigi: quando la statua arriva nel 1811, la sua nudità suscita grandi critiche e l'opera non verrà mai esposta. Canova se lo aspettava: «A Parigi la statua sarà criticata senza pietà: avrà i suoi difetti certamente, sopra gli altri avrà la disgrazia di essere moderna e di un italiano », scrisse all'amico Quatremère de Quincy. La vendetta inglese La statua di marmo era stata imbarcata nel giugno 1810 con l'ordine di fare affondare la nave in caso di attacco della marina inglese, ma alla fine il marmo cadde proprio nelle mani degli inglesi che lo acquistarono nel 1815 per farne dono a lord Wellington, il vincitore di Waterloo, il quale lo pose nella sua casa di Londra, Apsley House, dove tuttora si può ammirare. Proprio dal modello in creta plasmato da Canova per ricavarne quel marmo furono tratti cinque esemplari in gesso: uno servì da modello per fondere la versione in bronzo di Milano, gli altri andarono in varie Accademie e l'ultimo a Padova, a Daniele Francesconi, abate amico di Canova, che però non riuscì a far fronte alla spesa di 150 zecchini. Alla fine il calco fu acquistato dal Governo che lo destinò all'Accademia Reale di Belle Arti di Milano dove giunse nella primavera del 1809. Ma dopo la sconfitta di Waterloo, sia la versione in bronzo che il calco in gesso finirono miseramente nei depositi, secondo la vecchia legge romana della damnatio memoriae. Il Napoleone di bronzo venne riesumato nel 1859 e collocato nel cortile della Pinacoteca e adesso, ironicamente proprio nel giorno della morte del condottiero, è arrivata anche l'ora della resurrezione de gesso.
MILANO - Napoleone ingessato
Il gesso restaurato di Napoleone in veste di Marte pacificatore è stato ricollocato nella sala XIV della Pinacoteca di Brera. La statua in marmo, creata da Antonio Canova, era stata criticata a Parigi per la sua nudità e non era stata esposta. La versione in bronzo fu donata a lord Wellington, mentre il calco in gesso fu acquistato dal Governo e destinato all'Accademia Reale di Belle Arti di Milano. La versione in bronzo e il calco in gesso finirono nei depositi dopo la sconfitta di Waterloo. Oggi, il gesso è stato restaurato e ricollocato nella Pinacoteca di Brera, in occasione del duecentenario della Pinacoteca.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo