New towns. Nate nell'ultimo dopoguerra, non erano in realtà nuove città ma quartieri satelliti di Londra. Non erano, quindi, città del tutto autonome come, ad esempio, Latina in Italia. Il modello (quartieri ricchi di verde e di servizi e soprattutto ben collegati con strade e ferrovie con la città madre) è stato esportato nel mondo. In Italia l'unico esempio «accreditato» è Milano 2. Berlusconi ha costruito, a suo tempo Milano 2. Ora propone new towns in tutte le città italiane con carenza di alloggi accessibili (proprietà, locazione) alle fasce di popolazione con redditi contenuti. L'Aquila. Terremoto. Senzatetto. Berlusconi dichiara che solo con le new towns è possibile togliere in pochi mesi dalle tende le migliaia di sinistrati che ora le abitano. Impossibile dargli torto. Gli architetti. Alcuni proclamano che non si deve aver paura del nuovo. Altri temono che si creino quartieri ghetto ma anche che chi dovesse abitare queste case quando fra qualche anno dovesse divenire possibile tornare in centro non lo faccia e che quindi vi sia un depauperamento della vita dei centri urbani. Due ipotesi incoerenti: perché non dovrebbero abbandonare un ghetto? I quartieri così definiti son quelli che, anche se abitati da agiati, non hanno centralità funzionale e cioè sono frequentati solo dai residenti. Per rompere questa emarginazione occorre inserire al loro interno funzioni non residenziali (pubbliche, private, amministrative, produttive) attrattive per chi non vi risiede. Indispensabili servizi di trasporto pubblico efficienti. Questi criteri valgono per dare dignità e qualità di vita ad insediamenti residenziali degradati ma anche a quelli di nuova costruzione. Berlusconi passa decisamente all'azione. Individua quindici siti utili e nel frattempo mette in produzione abitazioni prefabbricate a tre piani, energeticamente autonome, a prova di terremoto, abitabili nel giro di sei mesi, dotate di verde, di servizi, di efficienti collegamenti con le città. Appartamenti di piccolo taglio (circa 50 metri quadri) per ridurre i costi ma anche perché destinati agli studenti universitari quando chi li occuperà ora potrà tornare a casa propria (quella abbandonata rimessa in pristino o una nuova acquistata con l'aiuto dello Stato). Gli insediamenti diverranno così college, e quindi aree non solo residenziali, e l'Aquila si ritroverà con una università potenziata, ricca di strutture. Quindi nessuna demolizione di strutture provvisorie e ottimizzazione della spesa. Berlusconi, decide ed agisce in velocità, magari rischiando l'errore. Un esempio da seguire per i nostri amministratori pubblici spesso impantanati in arzigogoli pseudoideologici. Le comunità amministrate apprezzerebbero. Molto.